Un’esercito europeo, il prossimo passo dell’Unione

L'istituzione di tale organismo avrebbe poi una conseguenza ancora più importante, una politica estera europea.

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071116-N-0455L-005 ATLANTIC (Nov. 16, 2007) USS Harry S. Truman (CVN 75) carrier strike group (CSG) transits through the straits of Gibraltar during the early morning hours. Truman is en route to the Central Command Area of Responsibility to support maritime security operations in the region. U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist Seaman Justin Lee Losack (Released)

Come da programma martedì scorso si è tenuta la sessione plenaria del parlamento europeo, attesa da molti in quanto con essa i leader dell’ UE si dovevano esprimere riguardo il futuro dell’Unione durante il periodo forse più delicato della sua storia. Si sono così succeduti con i loro discorsi Tajani, Merkel, Juncker e Weber. Se tutti si sono prodigati nel difendere l’Unione ed i suoi valori dalle minacce della nuova deriva nazionalista, cosa ovvia visto il loro ruolo, è però emerso più volte un argomento ed un progetto che è subito stato in grado di scaldare l’aula: la difesa comune europea. E’ questo l’ideale più discusso attualmente in seno all’Unione , idea da tempo proposta da chiunque creda nell’europeismo sembra trovare oggi una legittimazione ed un posto di rilievo nei progetti dei leader continentali. Per motivi tutt’altro che casuali.

La creazione di una forza militare condivisa si pone alla base di qualsiasi processo di costruzione federale essendo questo, il governo centrale, fondato sostanzialmente su due poteri: quello “di spada” e quello “di moneta”. Se il potere monetario è già competenza europea ed è rappresentato dalla BCE e dalla sua moneta, l’Euro, lo stesso non si può dire di quello militare, ancora gelosamente custodito dalle singole nazioni. Si può affermare quindi che per continuare il processo federalista europeo, fermatosi sostanzialmente con l’introduzione della moneta unica, il prossimo passo da compiere sia proprio quello di un esercito sovranazionale. L’istituzione di tale organismo avrebbe poi una conseguenza ancora più importante, ovvero una politica estera europea. Abbiamo già visto come nel corso della nostra storia la mancanza di coordinazione tra le potenze europee abbia portato ad effetti catastrofici, basti pensare all’ invasione libica da parte della Francia.

Ma è solo in questi ultimi giorni che l’argomento è salito agli onori delle cronache. Durante il discorso in commemorazione della fine della Prima Guerra Mondiale il presidente francese, Macron,  ha affermato che quella carneficina fu il frutto dei nazionalismi più spietati e che solo la creazione di una difesa comune possa eliminare il rischio che ciò accada di nuovo. Non si è fatta attendere la risposta del sovranista più potente del mondo, Donald Trump, il quale ha posto l’accento sull’unica voce rilevante nella sua visione isolazionista dell’America: la quota di bilancio sostenuta dal suo paese. Ha infatti affermato che Macron dovrebbe preoccuparsi piuttosto di: “pagare per la NATO”. Ovviamente ritirare l’Europa dalla NATO, anche se questa fosse dotata di un esercito proprio, non è nei pensieri di alcun leader UE ma tanto basta per propagandare l’ennesima sparata.

Arriviamo infine all’assemblea tenutasi a Strasburgo in cui sia il presidente Tajani che la cancelliera Angela Merkel hanno affrontato il tema nei loro interventi. In particolare quando  è stato citato dalla cancelliera l’aula si è scomposta in una moltitudine di applausi e qualche fischio e “buu” provenienti dalle forze antieuropeiste, segno di quanto questo ideale sia sempre più attuale e necessiti di essere portato avanti. Ci troviamo così alle porte di quella che potrebbe essere una svolta storica per il continente, che potrebbe trasformare questi ideali in un canto del cigno di un europeismo ridimensionato oppure in un nuovo inizio per il processo federale: a deciderlo sarà maggio 2019.