mercoledì, Agosto 12, 2020
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Ravenna, nuovi spazi culturali: la Multinazione

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Si è conclusa ieri la due giorni organizzata dal dipartimento di Ravenna dell’università di Bologna, svoltasi con una serie di incontri e seminari aventi come scopo quello di far conoscere un concetto ed un sistema ancora sconosciuto ai più: quello dell’interculturalismo. Un focus particolare è stato rivolto alla situazione dell’America Latina, continente in cui tale filosofia trova già oggi un’applicazione pratica.

Che cosa si intende con interculturalismo? Termine nato per fornire una descrizione più precisa del risultato a cui l’integrazione fra varie culture conviventi dovrebbe portare, oggi va a sostituire sempre più spesso il concetto del multiculturalismo, affetto da innumerevoli controindicazioni e conseguenze inaspettate. L’idea è quella di costruire una società in cui più etnie e culture possano convivere senza che una di queste,compresa quella di maggioranza,predomini sulle altre componenti. Si tratta quindi di riconoscere a livello costituzionale in primis una serie di autonomie e garanzie ad ogni componente culturale facente parte di una nazione in modo da poter rafforzare l’identificazione dei popoli attraverso le loro specifiche tradizioni.

Come detto in precedenza la messa in pratica di questi concetti trova spazio soprattutto in Sudamerica dove gli stati nazionali,frutto di colonizzazione e mera spartizione del territorio, sono andati a sovrapporsi alle centinaia di etnie e popolazioni indigene già insediate da millenni in quei luoghi. Se fino ad una ventina di anni fa il continente ha vissuto una vera e propria imposizione culturale di natura spagnola ed occidentale, oggi si assiste ad una sorta di rinascita delle espressioni culturali autoctone,sempre più riconosciute ed integrate all’interno dei propri paesi d’appartenenza.

È così che nel 2009, dopo un lungo percorso di rinnovamento costituzionale e filosofico,si arriva ad integrare i principi dell’interculturalismo in una carta costituzionale:quella boliviana. Sotto la guida di Evo Morales,primo presidente indigeno del continente,nasce per la prima volta nella storia una multinazione, concetto innovativo volto a rispondere ad alcune delle più antiche problematiche di tutte le società pluriculturali. Si afferma così la pari importanza e dignità di tutti i gruppi etnici del paese, in Bolivia sono ben 36, non con una concessione statale bensì con un ripensamento, una trasformazione dell’idea stessa di nazione. Questo implica innanzitutto che la Multinazione non ha come obbiettivo l’omologazione culturale dei suoi membri ma una riaffermazione e valorizzazione dei tratti specifici di ogni etnia. Questo si traduce ad esempio in un sistema educativo strutturato su base territoriale tenendo conto delle lingue tradizionali delle popolazioni e delle loro concezioni filosofiche: per dirla con uno slogan “Siamo diversi E Siamo uguali”.

In un mondo attraversato da profondi mutamenti come quello odierno, in cui lo stato nazionale è sempre più spesso messo in discussione, si affaccia oggi una nuova idea, una nuova concezione in grado di ridare slancio e vitalità proprio a quelle culture che dalle Nazioni sono state dominate ed oppresse per secoli. Una nuova strada da percorrere non solo per l’America Latina ma per una serie di aree geografiche caratterizzate da una costruzione statale arbitraria e antistorica. E soprattutto uno strumento in grado di rilegittimare unioni culturali mai del tutto integrate ed attraversate storicamente da conflitti e tensioni interne. Uno strumento,quindi, di riappacificazione.


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