Riace: sinistra e delegittimazione della magistratura

Alcuni ambienti della sinistra italiana si ergono a difesa del sindaco di Riace Domenico Lucano, delegittimando i provvedimenti presi dalla magistratura indipendente. Ma la sinistra non è quella che dovrebbe difendere l'Italia dal presunto pericolo autoritario?

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Una magistratura indipendente è uno dei tasselli fondamentali di un qualsiasi Stato democratico. Lo stato di salute di tale indispensabile indipendenza va costantemente monitorato mentre bisognerebbe diffidare degli attacchi alla magistratura condotti da politici, giornalisti e scrittori. Insomma, coloro che strutturano l’opinione pubblica. Eppure in Italia la magistratura è stato spesso attaccata dalla politica o per motivi politici. No, non ci stiamo riferendo a Silvio Berlusconi, bensì a quanto è successo negli ultimi mesi e giorni. Recentemente la magistratura è stata delegittimata da esponenti politici o intellettuali, sia di destra che di sinistra, i quali hanno fatto ciò o per indebolire l’immagine dell’avversario o per consolidare il proprio elettorato oppure perché hanno fatto una scelta di ideali ambigua.

Ma questa operazione dal sapore prettamente politico colpisce innanzitutto la magistratura stessa, poiché i suoi provvedimenti vengono screditati e infine viene delegittimata ancor prima degli avversari politici che si intende colpire. Di conseguenza è la democrazia che viene indebolita dato il legame indissolubile che la unisce alla magistratura indipendente, e il fatto di screditare quest’ultima per meri motivi politico-elettorali dovrebbe essere ritenuto indegno e allarmante. Dovrebbe, in teoria, ma non Italia, dove i particolarismi e la necessità di indebolire il proprio avversario e al contempo difendere la propria parte prevalgono sempre. E così Salvini e la sua schiera foltissima di adulatori, facendosi portatori di un’eredità di berlusconiana memoria, hanno attaccato la magistratura in seguito all’indagine aperta nei confronti del ministro dell’interno per via del caso della nave Diciotti parlando di “toghe rosse”. Se le toghe sono rosse quando attaccano Salvini allora sono bianche, o blu, o verdi quando mettono ai domiciliari un sindaco di sinistra diventato modello dell’accoglienza degli immigrati. Logica vorrebbe così, giusto? Peccato che la propaganda politica sia tutto meno che logica e ogni dichiarazione viene fatta in onore del Dio consenso elettorale senza curarsi nemmeno per un secondo del danno d’immagine che viene inflitto a uno dei pilastri del regime democratico italiano.

Ma come si è detto in apertura, questa operazione propagandistica contraddittoria non viene svolta solo dalla destra. Quando Salvini venne indagato la sinistra e il centro-sinistra dissero che la magistratura era indipendente, ma ora che il sindaco di Riace Domenico Lucano, detto Mimmo, è stato messo ai domiciliari, Roberto Saviano dichiara che “Matteo Salvini ha fatto fare il primo passo verso un regime autoritario”. Cosa c’entri il ministro dell’interno in questa vicenda non è chiaro ma proprio questo tipo di affermazione suggerisce implicitamente una presunta mancanza d’indipendenza da parte della magistratura. Il famigerato autore di Gomorra giustifica il sindaco di Riace il quale ha semplicemente “disobbedito civilmente”. Ma poi arriva la perla, l’apoteosi dell’ipocrisia. “La democrazia va difesa e il processo a Lucano diventa una bandiera per la democrazia – continua Saviano – smontare democraticamente le accuse a Mimmo Lucano è l’unica strada che abbiamo per dimostrare che questo non è il paese che vogliamo”. Egli attacca l’indipendenza e la credibilità della magistratura difendendo a spada tratta il sindaco di Riace e allo stesso tempo incita alla difesa della democrazia. Difficile essere più contraddittori di così, ma la propaganda, come già osservato, non guarda in faccia la logica. Aspettiamoci prima o poi la candidatura di Saviano per qualche partito. Sulla stessa lunghezza d’onda è il debutto di un articolo di Giovanni Tizian per L’Espresso. “La colpa più grave che gli si imputa (a Domenico Lucano, nda) è avere travalicato il concetto rigido e autoritario della legalità, applicando un principio ben più rivoluzionario: la giustizia sociale”. Capito quindi? Qualunque sia la vostra concezione di giustizia sociale agite di conseguenza, a quanto pare non dovrete rispondere delle vostre azioni davanti a nessuna legge o tribunale.

È stato appurato che la propaganda politica, indipendentemente dal colore, si spinge a delegittimare la magistratura per fini strumentali. La difesa dei pilastri della democrazia, idea che dovrebbe unire tutti i partiti, viene bellamente sacrificata sull’altare della più becera propaganda. Cosa non si fa per coltivare il proprio orticello elettorale.

Ma la delegittimazione della magistratura è particolarmente contraddittoria e irrazionale nel caso della sinistra. Da quando il disastro del 4 marzo ha cristallizzato la vacuità delle sue proposte, confermando anche in Italia un trend internazionale, e specialmente in seguito all’insediamento del governo giallo-verde, politici, scrittori e intellettuali di sinistra non fanno altro che parlare di pericolo autoritarismo, di fascismo alle porte e di come questo decennio sia paragonabile agli anni ’30. Da quando Giuseppe Conte si è insediato a Palazzo Chigi è quasi impossibile trovare un’edizione de La Repubblica in cui non vi sia un richiamo al fascismo, all’autoritarismo o allo squadrismo. La sinistra ha preso a gridare al lupo fascista e allo stato di crisi della democrazia nel ridicolo tentativo di coprire con queste paranoiche istanze il gigantesco buco nero prodotto dalla sua mancanza di proposte e dall’incapacità di formularne di nuove per affrontare le sfide inedite del mondo globalizzato e informatizzato del XXI secolo, ponendosi come valida alternativa al neo-liberismo e al sovranismo reazionario.

Ebbene che fa questa sinistra che dall’inizio dell’estate è impegnata ad avvertirci riguardo il prossimo avvento dell’autoritarismo in Italia? Cosa fanno alcuni giornalisti e intellettuali di sinistra per difendere la democrazia nel nostro paese dal presunto attacco fascista di populisti, nazionalisti, leghisti e compagnia bella che loro stessi propagandano? Attaccano la magistratura, mettono in discussione la sua indipendenza con l’unico fine di colpire l’avversario politico, incitano alla disobbedienza civile, e si oppongono ai provvedimenti restrittivi della magistratura con l’unico obiettivo di rafforzare le loro idee riguardo l’accoglienza e l’immigrazione, delegittimandola. In casi del genere chi si definisce davvero democratico, e a maggior ragione chi crede che la democrazia in Italia sia in pericolo, dovrebbe esprimersi solo per manifestare il proprio rispetto per la magistratura. Chi appartiene a una di queste categorie, prima di schierarsi senza se e senza ma dalla parte di un politico che è stato messo agli arresti domiciliari, si fa un paio di domande e dovrebbe sorgergli qualche dubbio riguardo la sua credibilità. Ma, ancora una volta, la coerenza viene mandata all’aria in nome della propaganda.

Chi decide di sostenere il sindaco di Riace fa una scelta di ideali, per parafrasare Tizian su L’Espresso: legalità e rispetto della magistratura indipendente da un lato; giustizia sociale dall’altro. Ma mettere la giustizia sociale davanti alla legalità non è da democratici, è da bolscevichi.