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Elezioni Brasile. Bolsonero, il Trump brasiliano?

| 7 Ottobre 2018 | ESTERI

Elezioni in Brasile. Sarà un giorno fondamentale per il paese, forse il più importante per questa giovane democrazia che negli ultimi anni ha vissuto uno scenario politico caratterizzato da arresti e corruzione. Le elezioni presidenziali riguarderanno anche il rinnovamento di due terzi del parlamento e dei 27 governatori degli Stati federati.
Ma oltre che per il Brasile, si gioca una partita importante sia per i Paesi BRICS sia per tutta l’America Latina, logorata dalle lotte ai narcotrafficanti, dalla corruzione e da improbabili dittature post-moderne, con un confine a nord col Venezuela già molto precario.

(Sede di governo, Palacio do Planalto, progettato da Oscar Niemeyer nel 1960)

Con un PIL in netta caduta (-10%) si può dire che sia durato poco il miracolo economico brasiliano: la dilagante corruzione, una altissima diseguaglianza sociale, una scarsa stabilità industriale e servizi pubblici estremamente carenti, portano a non poter considerare il Brasile alla pari dei miracoli economici avvenuti in Asia. Infatti quella brasiliana sembra avere tutte le caratteristiche per essere considerata una parabola. Ma il vero rischio ora, più che lo stagnamento economico, è il ritorno al passato militare e a un ridimensionamento della democrazia, che come il vicino Venezuela insegna, raramente riesce ad essere gestita senza conseguente crollo del sistema.

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In un clima di altissima tensione sociale e delusione, dove Dilma Roussef ha dovuto ritirarsi, l’Alta Corte Elettorale ha negato all’ex presidente Lula la possibilità di ricandidarsi a Palacio do Planoalto: dovrà scontare 12 anni di carcere per corruzione.
Infatti la partita si giocherà fra il successore di Lula, Haddad del Partito dei Lavoratori fondato dallo stesso Lula e il partito Social-Liberale capeggiato dal candidato Jair Bolsonaro. Ed è proprio Bolsonaro, classe 1953, al centro di queste elezioni.

Bolsonaro è infatti l’uomo più controverso della scena politica brasiliana. Fino a qualche anno fa era il classico soggetto interprete di una politica corrotta, ma molto in fretta è riuscito a scalare la vetta dei preferiti, facendo leva sulle fratture interne alla sinistra e ai continui arresti e cambi di potere nelle gestione del PT (Partito dei lavoratori brasiliano).
La sua palesata misoginia fa da ornamento all’ideologia ultra-conservatrice e ultra-liberista, nonché un esplicito richiamo agli anni della dittatura brasiliana (1964-1985).
Annoverato per aver chiesto la fucilazione degli avversari politici, Jair Bolsonaro, definito la copia negativa di Trump, è l’uomo dell’ordine e contrariamente a quanto si possa pensare è favorito proprio dal ceto medio-benestante, da molti giovani e intellettuali stanchi ed esausti di un potenziale gigante che sembra essere senza una vera ossatura.

Ma che genere di ordine? E a quale costo per il Brasile e per tutto il continente latino?

TAG: bolsonaro, brasile, brazil, BRICS, Donald Trump, elezioni, Haddad, lula, populismo, roussef
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