martedì, Settembre 22, 2020
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Rapporto 2,4%. L’esecutivo approva il DEF

«Non temiamo lo spread, non temiamo i mercati, finalmente oggi il Governo del cambiamento va incontro alle esigenze dei cittadini. Non c'è stato nessun diktat, era tutto scritto nel contratto di governo»

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La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) è appena uscita. Ci sarà tempo fino a dicembre, ma il dado sembra ormai tratto nonostante i precari equilibri interni all’esecutivo. Su consiglio di Mattarella resta il ministro Tria, che aveva definito la soglia massima di 1,9% sul rapporto deficit-Pil come la Linea del Piave, quella soglia da non superare. Sembra che invece si sia deciso di superarla ugualmente.

Siamo dunque al preludio della catastrofe economica o davanti a una nuova pagina fiorente dell’ormai stagnante economia italiana?

Andiamo con ordine.

Al termine del vertice del consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, escono trionfanti Conte e Di Maio esultando il via libera dato alla Nota di Aggiornamento del DEF, alla base della sedicente “Manovra del Popolo”.

Al Cdm erano presenti il Premier Conte con i ministri Di Maio, Salvini, Tria e Savona. Tria ha dovuto cedere le proprie posizioni senza però rinunciare all’incarico. Pensa forse di potere salvare ancora capra e cavoli?

Il Ddl Bilancio, la cui sessione inizierà dalla Camera, verrà vagliato dall’aula in prima lettura a novembre e a dicembre. Secondo la Nota, il rapporto deficit-Pil sarà per il prossimo triennio del 2,4%.

A tal proposito, il Premier-mediatore Conte dichiara che si tratta di «una manovra economica meditata, ragionevole e coraggiosa» e aggiunge che «una parte significativa della manovra riguarda il piano di investimenti pubblici. Abbiamo previsto di aggiungere ai 38 miliardi già stanziati per i prossimi 15 anni anche 15 miliardi per il prossimo triennio. Abbiamo previsto una cabina di regia a Palazzo Chigi per monitorare e verificare l’attuazione del piano di investimenti. Inoltre il ministro dell’Economia riferirà trimestralmente al Consiglio dei ministri sull’andamento dei conti pubblici e del Pil».

Senz’altro è coraggiosa. Ma quanto potrà gettare sul lastrico l’Italia, ancora è tutto da vedere.

Secondo “l’economista” Di Maio adesso ci saranno «10 miliardi per il reddito di cittadinanza», con cui «restituiamo un futuro a 6,5 milioni di persone»


Cosa prevede la Nota di Aggiornamento?

Il NADEF frutto dell’intesa interna all’esecutivo si distingue per 5 caratteristiche, affascinanti quanto discutibili e alquanto rischiose per la stabilità della più fragile economia del G8.


(Sala del Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi – Roma)

1) Quota 100: quasi mezzo milione di italiani andranno in pensione con 36/37 anni di servizio più la differenza restante di età anagrafica per giungere a quota 100. Si prevede che questa misura possa impiegare professionalmente altrettanti cittadini quanti sono quelli che usciranno dalla popolazione attiva. Più semplicemente, ci si augura un ricircolo generazionale che la legge Fornero sembrava impedire.

2) Secondo la Lega, un milione di italiani saranno investiti dagli effetti benefici della Flat Tax, che per Costituzione troppo “flat” non potrà essere. Le piccole imprese godranno di una imposta fissa del 15%. In futuro per tutti gli altri arriveranno le due aliquote fisse del 23% e 33%.

3) 10 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza, tale ammontare andrà a coprire le pensioni che non coprono la soglia di povertà attestata a 780 euro mensili. Tale manovra andrà dunque a colmare una differenza fra un income già esistente e la suddetta soglia minima. Ma il rafforzamento dei centri di impiego (spesso inutili) resta la priorità.

4) Con somma ira dei giustizialisti del fisco e della ragioneria di Stato, la tanto odiata pace fiscale si trova ad un passo dai cancelli della città: sembra infatti sicuro che passando il DEF, le cartelle Equitalia sotto i 100.000 euro verranno cestinate.

5) 1,5 miliardi di euro dai conti dormienti per costituire un fondo per i truffati dalle banche. Quello che doveva essere un fondo di garanzia abbastanza irrisorio per chi si rendeva vittima di truffe bancarie, oggi sembra essere lievitato di tre volte passando da 500 milioni di euro a 1500 milioni.


Per i Gialloverdi cantare vittoria è ancora un azzardo dato che il DEF dovrà passare fra le mani di Camera, Senato e Capo dello Stato. Sotto gli occhi vigili dei mercati.

Ma da un punto di vista meramente mediatico si tratta della più grande manovra delle ultime due decadi.


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