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Quanto è libera la stampa in Ungheria? – Parte 2

| 17 Settembre 2018 | POLITICA

Nell’articolo precedente abbiamo parlato della trasformazione subita dalla televisione pubblica ungherese in questi otto anni di governo Orban e della riforma della legislazione riguardante i media. Ma la parzialità della televisione pubblica non è l’unico pericolo per la libertà d’espressione in Ungheria. Infatti, dal 2010 ad oggi pure gli organi di stampa privati sono stati duramente colpiti dall’offensiva lanciata da Orban contro i media dell’opposizione, i quali hanno progressivamente perso la loro indipendenza. Ciò rappresenta un pericolo allarmante per i principi democratici della società ungherese.

Negli ultimi anni alcuni quotidiani storici magiari hanno cessato le pubblicazioni venendo in seguito acquistati da imprenditori amici di Orban o quantomeno legati a Fidesz. È il caso di Népszabadsag, il quotidiano più letto in Ungheria e appartenente all’opposizione di centro-sinistra, fondato nel 1956 durante i sanguinosi giorni della rivolta contro l’Unione Sovietica. La chiusura del quotidiano avvenne nell’ottobre 2016 in modo improvviso, letteralmente da un giorno all’altro, senza alcun preavviso per i dipendenti. Ciò destò parecchi interrogativi riguardo i motivi che avevano causato la cessazione delle pubblicazioni dopo ben 60 anni. Nei giorni precedenti la misteriosa chiusura, Népszabadsag aveva pubblicato una serie di articoli relativi a uno scandalo che riguardava direttamente il governatore della Banca Centrale ungherese, il quale venne nominato da Orban. Mediaworks, il gruppo editoriale a cui appartenevano il Népszabadsag e alcuni quotidiani locali, venne poco dopo ceduto all’azienda Opimus Press del cui consiglio di amministrazione fa pare Gàbor Liszkay, già proprietario del quotidiano filo-Fidesz Magyar Idők. Nel marzo 2017, Lorinc Meszaros, amico d’infanzia e sindaco della città natale di Orban, acquistò il 16,9% delle azioni del gruppo Opimus, a cui fa capo Opimus Press.

Un altro storico quotidiano ad aver chiuso i battenti è il Magyar Nemzet. Si trattava del secondo quotidiano più letto del paese, fondato nel 1938. Esso ha cessato le pubblicazioni lo scorso 11 aprile, appena tre giorni dopo le elezioni in cui Fidesz ha stravinto. Lajos Simicska, il proprietario del Magyar Nemzet, è stato un amico stretto ed alleato di Orban fino all’inizio del 2015. Fino a quel periodo pure il suo quotidiano si mantenne su posizioni filo-governative. Ma in seguito a un pesante litigio tra i due le cose cambiarono radicalmente. Simicksa divenne uno dei più strenui oppositori di Orban e diede voce alla sua opposizione nei confronti del governo anche attraverso il suo quotidiano. Quando il Magyar Nemzet divenne un quotidiano dell’opposizione, il governo cessò di fornirgli pubblicità e il numero di abbonati crollò rapidamente. Ufficialmente, Simicksa decise di chiudere il quotidiano per ragioni finanziarie. La stessa sorte toccò alla stazione radiofonica Lánchíd Rádió, in quanto appartenente al medesimo gruppo editoriale del Magyar Nemzet. È facile supporre che la decisione di chiudere il quotidiano sia stata causata anche (o forse soprattutto?) da ragioni politiche relative al rapporto tra Orban e Simiscka e quindi all’ostilità del governo nei confronti del quotidiano. Almeno questo è quanto lascia supporre la data della chiusura del Magyar Nemzet.

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Un altro duro colpo all’indipendenza dei media privati venne sferrato nell’estate 2017. A partire da agosto, alcuni imprenditori collegati a Fidesz hanno assunto il controllo di tutti i 18 quotidiani locali ungheresi, che nelle province sono assai più letti rispetto a quelli nazionali.

La chiusura dei maggiori giornali nazionali ha causato una reazione a catena che ha colpito anche diverse testate online. Tra queste vi è The Budapest Beacon, un giornale online in lingua inglese, che ha chiuso i battenti lo scorso 13 aprile, dopo quattro anni e mezzo esatti di attività. Nell’intervista conclusiva, Richard Field, caporedattore, spiega la causa della chiusura del giornale con queste parole. “La grave erosione del pluralismo mediatico in Ungheria ci rende quasi impossibile continuare a pubblicare un giornale le cui notizie sono basate sui fatti […] La chiusura o l’acquisto di alcuni organi di stampa indipendenti da parte di imprenditori legati a Fidesz ha reso sempre più difficile la ricerca di fonti di notizie accurate ed affidabili su quello che accade in Ungheria”. Altri siti d’informazione, come 444.hu e hvg.hu, hanno cominciato a fare campagna di raccolta fondi tra i loro lettori per tentare di assicurare la propria indipendenza. Field afferma che durante la campagna elettorale Fidesz ha adottato una retorica mirata a “spaventare” l’elettorato, specialmente le fasce più povere, individuando in Soros e negli immigrati la causa di tutti i problemi che affliggono l’Ungheria.

Per indebolire i media ostili al suo operato, Orban agisce anche sul fronte pubblicitario. La pubblicità è una fonte di proventi di primaria importanza per le testate giornalistiche, specialmente quelle online. Aumentando le tasse da pagare sulla pubblicità oppure decidendo di concederla solo alle testate filo-governative, l’esecutivo ungherese mina ulteriormente l’indipendenza e la libertà degli organi di stampa i quali diventano ostaggio delle concessioni pubblicitarie governative. “Le spese per la pubblicità di stato verranno ulteriormente concentrate, forse il livello di tasse sulla pubblicità verrà aumentato” affermò il presidente dell’Associazione Nazionale Giornalisti Ungheresi (MUOSZ) Miklos Hargitai pochi giorni dopo le elezioni dello scorso aprile.

La riforma della legislazione sui media, l’asservimento degli organi di stampa statali alla linea del partito di governo, la chiusura di alcuni quotidiani storici e il successivo acquisto da parte di persone vicine al governo e l’uso delle concessioni pubblicitarie come arma per colpire i media scomodi, sono tutti elementi che dimostrano il fatto che da quando Orban è tornato al potere nel 2010 la libertà di espressione in Ungheria si è progressivamente erosa. Attualmente, nel paese magiaro non sembra possibile avere un dibattito pubblico plurale, complici anche le interferenze governative nel mondo accademico. Le libertà di stampa ed espressione sono un pilastro fondamentale della democrazia. Ci rendiamo conto di cosa sta accadendo sotto i nostri occhi proprio nel cuore dell’Europa?

TAG: democrazia, Fidesz, libertà di espressione, libertà di stampa, Magyar Nemzet, media, Népszabadsag, organi di stampa, ungheria, Viktor Orban
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