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Jimmie Åkesson, l’ombra di Popper sul paradosso svedese (Parte I)

| 17 Settembre 2018 | ESTERI, POLITICA

Jimmie Åkesson, giovane svedese dello Skåne Län, sbarca sulla scena politica nel 2005 come capo degli SverigeDemokraterna, formazione nazionalista.

E’ proprio lui il protagonista indiscusso delle ultime elezioni svedesi che vede il proprio partito confermarsi al terzo posto con il 18%. Ora per il “regno svedese” inizia l’iter per la formazione del nuovo governo che non potrà più prescindere dal volere di quel quinto di svedesi che ha optato per un modello sociale più conservatore di quello propinato finora.

La Svezia, ufficialmente Svenska Kungariket (nda. Il Regno di Svezia), è tradizionalmente costituito su un particolare modello socialdemocratico, dove vi è la peculiarità che la teoria liberale e la teoria post-socialista si sono amalgamate e dove la politica economica non costituisce la frattura principale.

La Svezia infatti, assieme ai cugini danesi e norvegesi, è famosa per un modello sociale di capitalismo (o se vogliamo, individualistico del socialismo).

Un perfetto connubio basato su una eccellente organizzazione, un permeante senso civico micro-fondato (dove micro sta per la cura per lo sviluppo dell’individuo) e una massiva socializzazione delle masse che crea una forte dipendenza del cittadino dallo Stato dal quale però, non è assolutamente schiacciato.

Questo sistema è chiamato Svenska Välfärdssystem, ovvero sistema di Stato Sociale svedese.

Tale base economica è perfetta per lo sviluppo di un contesto sociale improntato sull’eguaglianza di genere, su una ampia secolarizzazione e su un alto livello di scolarizzazione. Il Välfärd funge da collante per la coesione sociale.

Per questo, quando si parla di modello economico svedese, non lo si può in nessun modo separare dagli altri aspetti della società sopra elencati.

Ma questa coesione sociale, nonostante l’immane sforzo e lo stanziamento di ingenti risorse, inizia visibilmente a scricchiolare. Seppur lungi dal raggiungere i livelli dell’area mediterranea, la Svezia sta secondo i propri standard peggio di prima.

I miti e accoglienti cittadini svedesi, abituati a una vita organizzata, disciplinata e pulita, iniziano a non riconoscere più la propria casa.

E forse, per la prima volta, nessuno può puntare il dito contro i politici e gli amministratori… (Continua parte 2)

TAG: elezioni 2018, immigrazione, jimmie akesson, Karl Popper, migranti, nazionalismo, no-go-zone, Paradosso della tolleranza, populismo, SD, socialdemocrazia, Società aperta, stato sociale, SverigeDemokraterna, Svezia, Unione Europea, welfare
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