Medio Oriente, catastrofi umanitarie e mezzi di comunicazione

I media fanno eco a Trump che avverte circa i rischi di una catastrofe umanitaria in Siria. Eppure nel Medio Oriente sta già avvenendo la più grave crisi umanitaria del mondo. Ma nessuno ne parla.

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Le forze armate del governo siriano del presidente Bashar Al-Assad hanno dato inizio alla battaglia per riconquistare la provincia di Idlib, nel nord-ovest del paese, una delle ultime zone rimaste in mano all’opposizione ribelle. I bombardamenti aerei, condotti principalmente dall’aviazione militare russa, e lo sbarramento dell’artiglieria stanno già martellando i territori controllati dai ribelli. Si tratta del preludio all’offensiva di terra, che inizierà a giorni.

Siccome si tratterebbe di una delle ultime fasi della guerra civile siriana, i media (parliamo innanzitutto di quelli italiani) hanno commentato in lungo e in largo l’inizio della battaglia, complice anche il fatto che il presidente americano Donald Trump è intervenuto sulla questione affidando le sue dichiarazioni al seguente post pubblicato su Twitter.

“Il presidente Bashar Al-Assad non deve attaccare sconsideratamente la provincia di Idlib. Russi ed iraniani farebbero un grave errore umanitario prendendo parte a questa potenziale tragedia umana. Centinaia di migliaia di persone potrebbero essere uccise. Ciò non deve accadere!”.

Trump, che implicitamente si erge a difensore dei diritti umani contro i presunti criminali di Damasco che li violano, ha anche minacciato di intervenire militarmente nel caso in cui Assad si permetta di utilizzare ancora una volta le armi chimiche. Sull’argomento è intervenuto anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, le cui dichiarazioni sono sulla stessa lunghezza d’onda. Erdogan confida che in occasione del meeting di venerdì a Teheran, dove incontrerà il presidente russo Vladimir Putin e quello iraniano Hassan Rohani, ci si possa accordare per mettere fine all’offensiva del regime siriano. Inoltre, pure il presidente turco è preoccupato dal pericolo di una catastrofe umanitaria perché in tal caso i profughi fuggirebbero certamente in Turchia.

La guerra di Siria si dimostra un’eccellente fonte di notizie per quotidiani, network televisivi ed agenzie di stampa, specialmente quando il presidente americano interviene, anche solo con una dichiarazione sui social media, minacciando i suoi avversari. Ma qual è, o meglio, quale dovrebbe essere il compito dei mezzi di comunicazione? Essi dovrebbero informare l’opinione pubblica circa gli avvenimenti a prescindere dalle dichiarazioni dei politici. Con riguardo al Medio Oriente, visto che di quello si sta parlando, dovrebbero sensibilizzare l’opinione pubblica anche per quanto riguarda gli altri conflitti, così da dare una visione il più possibile completa dell’instabilità che da decenni attanaglia questa regione.

Questo è quello che i mezzi di comunicazione dovrebbero fare…teoricamente. In realtà essi si limitano a parlare della guerra civile siriana facendo da meri portavoce della presidenza americana. Di tanto in tanto salta fuori la questione curda perché si sa che le storie (mezze inventate) di popolazioni oppresse fanno presa sull’opinione pubblica e la inteneriscono. I media fanno l’eco a Trump che evoca il pericolo di una catastrofe umanitaria in Siria quando in realtà una disgrazia di questo tipo sta già avvenendo in Medio Oriente sebbene nessuno ne parli.

Nello Yemen sta avvenendo la più grave crisi umanitaria del mondo eppure i media tacciono. L’abbiamo già detto più volte, lo diciamo nuovamente e continueremo a ripeterlo. Perché la guerra civile yemenita e le atroci sofferenze che sta causando alla popolazione di quel paese non ricevono l’attenzione mediatica che meriterebbero. I mezzi di comunicazione parlano solo della Siria perché si tratta di un conflitto più longevo che ha causato molti più morti, le cui conseguenze umanitarie hanno coinvolto anche l’Unione Europea e perché il caos da esso generato ha prodotto un mostro di nome Isis. Inoltre, vi sono coinvolte direttamente le quattro potenze mediorientali e addirittura due potenze globali.

Nel frattempo una popolazione intera necessita di assistenza umanitaria, milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare ed è pure tornato il colera, ma nessuno parla di tutto questo. Il presidente Trump ovviamente non fa dichiarazioni sulla guerra civile yemenita perché l’amministrazione americana è in parte responsabile dell’atroce situazione umanitaria che si è sviluppata. I media hanno brevemente accennato alla guerra dello Yemen quando lo scorso 28 agosto un rapporto dell’agenzia dei diritti umani delle Nazioni Unite aveva denunciato che entrambi gli schieramenti si sarebbero macchiati di crimini di guerra contro la popolazione civile. Una nota a parte, un accenno breve e privo della contestualizzazione necessaria per comprendere veramente cosa sta accadendo in quello sventurato paese, per quale motivo e di chi è la responsabilità.

La guerra dello Yemen è tornata in un batter d’occhi nell’oblio, soppiantata dagli eventi in Siria e dalle dichiarazioni del presidente americano che gioca a fare il poliziotto buono pronto a bacchettare il cattivo di turno (in questo caso Al-Assad) nel caso in cui osi compiere il peccato di violare le leggi internazionali. La copertura mediatica che ricevono le dichiarazioni di Trump non fa altro che legittimare il suo presunto ruolo di garante delle leggi internazionali. Si tratta ovviamente solo di una legittimazione utile da sbandierare di tanto in tanto per giustificare i propri interventi militari.

È evidente che nel raccontare gli avvenimenti politico-militari del Medio Oriente i mezzi di comunicazione adottano una strategia molto parziale ed insoddisfacente, i quali, così facendo, falliscono nel loro sacrosanto dovere di informare compiutamente l’opinione pubblica.