Disunione Europea

Mancando di solidarietà all'Italia sul caso Diciotti, l'Unione Europea perde la faccia.

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Aveva detto di non essere ignoto. Si era detto pronto a ricevere accuse e processi. Non si è tirato indietro e alla fine la magistratura è intervenuta. Il ministro dell’interno Matteo Salvini è indagato dalla procura di Agrigento per sequestro di persona, arresto illegale ed abuso d’ufficio per il caso riguardante la nave Diciotti della Guardia Costiera rimasta bloccata nel porto di Catania per oltre una settimana. Sotto indagine anche il capo di gabinetto del Viminale, il prefetto Matteo Piantedosi. Ora il procedimento passa nelle mani del Tribunale dei ministri di Palermo.

Oltre che per l’iscrizione al registro degli indagati del ministro dell’interno Salvini, la vicenda della Diciotti verrà ricordata per aver messo alla luce, ancora una volta, l’incapacità dell’Unione Europea e degli stati membri di dare una risposta comune e condivisa al dossier immigrazione. “L’immigrazione è un problema europeo, non solo italiano”. Questa è la posizione del governo Conte fin dal giorno dell’insediamento. Posizione che rappresenta un forte elemento di discontinuità con i governi della passata legislatura che hanno affrontato gli arrivi dei migranti in modo solitario senza cercare il sostegno dell’Unione Europea, o comunque senza chiedere ai partner europei di intervenire in modo deciso in aiuto dell’Italia come lo sta facendo l’attuale governo. Insomma, prima dell’insediamento dell’esecutivo gialloverde l’immigrazione era un problema prettamente italiano. Nonostante l’operazione Themis di Frontex, che consiste anche nel pattugliamento navale del Mediterraneo centrale, veda la partecipazione di diversi stati europei, non si è ancora riuscito a trovare un accordo tra gli stati membri dell’Ue per redistribuire i migranti accolti. Il peso dell’accoglienza quindi continua a gravare su Italia, Spagna e Grecia.

La crisi creata dal caso della nave Diciotti è la dimostrazione del fatto che l’Unione Europea, per quanto riguarda l’immigrazione, è un’Unione solo di nome ma non di fatto. Il governo italiano è stato abbandonato. Il contributo all’accoglienza su base volontaria, miserrimo trofeo esibito dal governo di ritorno dal Consiglio Europeo dello scorso giugno, è un contentino buono a nulla che ha dimostrato proprio in questi giorni tutta la sua inutilità ed inefficienza. Mentre Conte e Moavero sondavano la presenza di “volontari” disposti a prendere una parte dei migranti bloccati nel porto di Catania, la situazione sulla nave Diciotti si faceva sempre più critica ed insostenibile ora dopo ora, con le condizioni di salute dei migranti in continuo peggioramento. Quanto fatto dal governo finora è insufficiente. L’accoglienza su base volontaria è una presa in giro. È necessario ritornare nelle sedi comunitarie e richiedere il contributo di tutti alla definizione di una politica di accoglienza condivisa. Ovviamente i paesi del gruppo Visegrad si opporranno a qualsiasi progetto di redistribuzione dei migranti che coinvolga tutti e 28 gli stati membri, ma sebbene siano i più ostili molto probabilmente non sarebbero gli unici ad opporsi. Tuttavia, per stabilire un patto di accoglienza condiviso non servono necessariamente tutti gli stati membri. Basterebbe un’intesa vera e duratura tra i paesi che si dichiarano disponibili ad accogliere una parte di migranti ogni volta che questi giungono in un porto europeo.

I partner europei devono decidere da che parte stare. Le dichiarazioni di appoggio e sostegno all’Italia lasciano il tempo che trovano. Si tratta, appunto, di dichiarazioni, a cui però bisognerebbe far seguire fatti concreti. Tuttavia, bisogna considerare che nel tempo dei populisti, dei sovranisti e dei nazionalisti, dirsi disponibile ad accettare una parte di migranti sarebbe un’azzardo politico molto rischioso per qualsiasi governante. Una tale disponibilità probabilmente si risolverebbe in un calo del consenso in favore dei partiti sovranisti i quali non perderebbero tempo per attaccare duramente le politiche di accoglienza del governo. Per questo Macron non darà mai il suo sostegno incondizionato per prendersi sempre una parte di migranti. Perché il Front National di Marine Le Pen ne uscirebbe galvanizzato. Sull’immigrazione Merkel è cauta, perché la sua politica di accoglienza dei rifugiati siriani del 2015 ha certamente contribuito all’ascesa di Alternative für Deutschland (Afd).

Nel frattempo l’Unione Europea perde la faccia peccando di solidarietà nei confronti del governo italiano. Tutto a vantaggio dei partiti populisti e sovranisti la cui retorica vede nell’Unione un’organizzazione sovranazionale fatta da burocrati il cui unico scopo è fare gli interessi dei “poteri forti” a scapito del benessere dei cittadini e degli stati membri, i quali vengono svuotati della loro sovranità.

Sul tema immigrazione, l’Unione Europea ha dimostrato in più occasioni la sua inconsistenza e la sua mancanza di solidarietà nei confronti dei paesi maggiormente colpiti da questo fenomeno come l’Italia. Le elezioni europee del maggio 2019 si avvicinano e potrebbero decretare l’affermazione e la nascita di un nuovo gruppo euro-scettico e sovranista all’interno del Parlamento europeo.