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Da Cuba ai Gialloverdi, fine di un’epoca

| 27 Luglio 2018 | CULTURA, ECONOMIA, ESTERI, POLITICA

Il 21 luglio a Cuba si inaugurava la bozza della nuova Costituzione volta a sostituire quella promulgata nel 1976. Nel testo si sente una grande assenza: il comunismo. Infatti pur rimanendo lo scopo di una società socialista, scompare ogni riferimento al comunismo e torna quello che fin’ora era stato assente: la proprietà privata. Un segno inequivocabile del cambiamento dei tempi nonché un segno di chi abbia in realtà vinto la lotta di classe.

In Italia, il compromesso di governo fra Lega e 5 Stelle, non solo porta al potere il primo vero governo anti-establishment, ma segnerà uno spartiacque . Ci sarà un prima e un dopo. Ma non per merito dei gialloverdi stessi, i quali infatti stanno solamente incarnando in salsa italiana un fenomeno di de-politicizzazione che travolgerà tutto il mondo.

Il governo gialloverde è la manifestazione italiana di un processo mondiale ben più ampio, e sarebbe errato considerarlo solo come un fenomeno nazionale.

Infatti questi due eventi politici fra Italia e Cuba sono in realtà perfettamente collegati e sono dovuti alla lotta ereditaria che il defunto nonno comunista lascia ai posteri. Cosa ne sarà dopo il comunismo?

Non si tratta di una eredità qualunque, si tratta di ereditare un cleavage (cioè una frattura sociale) che non si ha la più pallida idea con cosa sostituire.

Il problema è molto più grande di quanto si possa pensare e il comunismo potrebbe portare molti più problemi ora da morto piuttosto che quando era vivo.

Questo perché, risalendo alle origini, fu l’industrializzazione da cui deriva la frattura destra-sinistra, a dare vita al processo democratico più longevo di tutti: il cleavage industriale “capitalisti contro operai” è quella che ha finora accompagnato dapprima il processo nazionalista, il processo di massificazione e infine il processo democratico. Ed è proprio questo scontro che ha creato la necessità di una struttura democratica che riuscisse a contenere e a dare sfogo costruttivo a questo tumulto perenne fra classi: da qui lo Stato moderno caratterizzato dai 3 elementi e dalle immancabili assemblee rappresentative. Senza questo scontro secolare, la repubblica avrebbe senz’altro tardato il proprio ingresso.

Quella che si profila è una società non più di operai bensì di consumatori con una assenza di classi ben definite (interclassismo), dove gli operai costituiscono una sparuta minoranza e dove ogni consumatore sviluppa una sempre più forte dimensione identitaria individuale separata dalla dimensione democratica/pubblica.

Come si può giocare una partita quando una delle due squadre cessa di esistere?

Altre fratture si apprestano ad emergere, ma si tratta di fratture che fin’ora hanno ricoperto ambiti marginali e che difficilmente riusciranno a mantenere integro questo sistema democratico, soprattutto perché verteranno su aspetti extra-statali: i cleavage stanno uscendo dai confini nazionali e riguardano sempre più il commercio internazionale, i rapporti internazionali e i rapporti che gli Stati debbano avere con l’estero, evadendo così dal controllo democratico.

E’ quindi con tutta probabilità che entro 10-20 anni al mondo si assisterà ai primi smantellamenti o ridimensionamenti degli apparati sovrani e amministrativi nazionali i come i parlamenti e le assemblee rappresentative, sempre più obsolete ed incapaci di rispondere a un mondo in rapida evoluzione.

La democrazia scavalcherà lo Stato, trovando quindi dei canali molto più diretti ed orizzontali, facilmente adattabili alle nuove esigenze, canali fluidi e internazionali. L’individuo diventerà presto a tutti gli effetti un soggetto del diritto internazionale, prendendo sempre più il psto degli Stati.

Ed è proprio lo Stato che costituisce la variabile dipendente di questa breve analisi: esso che risente dei processi socio-economici strutturali. Lo Stato avvia il proprio declino verso l’obsolescenza in favore di una società sempre più mercato-centrica, dove il padrone è lo scambio fra domanda e offerta.

Ora che le sinistre hanno assorbito i programmi economici liberali, lo scontro fra sinistra e destra perde del tutto senso. Entrambi gli schieramenti vivevano reciprocamente su una contrapposizione e una interdipendenza che ora ha perso il proprio motivo di vita. Il liberalismo diventa una costante alla quale non si può prescindere e lo scontro non potrà che cambiare forma e focalizzarsi su altri aspetti.

Lega e 5Stelle stanno per ora raccogliendo questa pesante e scomoda eredità: qualsiasi sia l’esito del loro governo, come a Cuba, da ora in poi, la struttura democratica e il senso stesso di democrazia saranno molto diverse.

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