Stacchiamo la spina alla satira genetica

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Forse Laura Cesaretti appartiene alla scuola degli ego-riferiti, quelli che pensano che purché si parli di loro, tutto va bene. O forse è di quelle che vogliono dare fastidio a tutti i costi. Vuole giocare il ruolo del sassolino nella scarpa che tanti potrebbero considerare persona dotata di uno spiccato senso critico.

Ma Laura Cesaretti non è Voltaire, e la sua sinistra satira genetica colpisce in una sola direzione. Nel giorno della fiducia al governo Conte, non poteva mancare un’altra esternazione su Twitter che ancora una volta offende la sensibilità di tutti.

Più che tweet, la Cesaretti si diletta in insinuazioni che hanno un comune denominatore: suggeriscono difetti di tipo genetico. A settembre 2017 aveva ironizzato su una possibile patologia del figlio di Alessandro Di Battista, chiedendosi se fosse stata effettuata l’amniocentesi. E rispondendo ai commenti indignati, rincarava la dose: «Del resto, con quel patrimonio genetico non poteva che essere un orrore, pora creatura». E ancora «Più pietoso che malevolo, povero infelice». «Io, che a differenza del poro Dibba sono lucida, ho evitato accuratamente di riprodurmi».

Il 23 giugno 2017, due raggelanti parole di tweet a commento della morte di Stefano Rodotà: “Zagrebelsky ancora niente?”

Ora come allora, il popolo di Twitter è nuovamente insorto. E se solitamente è vero che cane non mangia cane, non mancano le censure da parte di altri colleghi giornalisti: “Sarebbe il caso che l’Ordine dei Giornalisti prendesse dei provvedimenti contro questa presunta collega, comunque iscritta e con il tesserino in tasca. Deve esserci un limite.”

“Laura Cesaretti si dovrebbe vergognare per quello che ha scritto e dovrebbe chiedere scusa prima di tutto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, poi ai giornalisti che rappresenta e infine all’intera nazione in cui vive.”

“E ai disabili, quelli che non possono parlare, camminare, scrivere o leggere e rispondere adeguatamente a tanta ignoranza. Quelli che devono campare con pensioni inadeguate o ai quali addirittura non viene riconosciuta.”

I precetti deontologici di un giornalista sono chiari (http://www.odg.it/content/etica-le-regole). Spetta all’Ordine dei Giornalisti – sempre ammesso che decida di occuparsene – prendere posizione. Ma viste le pregresse frizioni tra l’Ordine e il M5S, il rischio è che questi mortificanti tweet diventino un caso politico strumentabilissimo, e la Cesaretti un’icona della libertà di stampa offesa.

Per evitare questo grottesco effetto collaterale, io sarei per staccare la spina. Lo propose Marshall McLuhan, sociologo canadese e grande esperto di comunicazione, nell’emergenza terrorismo del febbraio 1978.

«Contro il terrorismo l’arma più forte è il silenzio» e i media dovrebbero «staccare la spina», far calare il blackout sulle immagini delle azioni dei terroristi. E ancora: “Il terrorismo è una forma di teatro: dando copertura mediatica al terrorista, gli si offre un palcoscenico e un copione».

Leviamo il palcoscenico alla Cesaretti, terrorista su Twitter.

A proposito. Se pensavate di non essere oggetto delle simpatiche invettive della Cesaretti, qui ce n’è per tutti.