5 Stelle adesso è l’ora della verità!

Per il Movimento 5 Stelle è giunta l'ora della verità: solo attraverso l'attività di governo potrà dimostrare di essere davvero un partito portatore di cambiamento.

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La più lunga crisi post-elettorale della storia repubblicana si è conclusa, dopo 89 giorni, con il giuramento di un governo inedito e senza precedenti per molti aspetti, un pò vecchio per altri.

Tuttavia, i caratteri nuovi superano quelli del passato. Il governo giallo-verde rappresenta infatti una netta cesura con i governi degli ultimi anni già a partire dalla sua composizione partitica, che denota, in primissima istanza, l’elemento di maggiore novità. Da una parte vi è la nuova Lega nazionale targata Matteo Salvini la quale ha abbandonato le origini padane ed indipendentiste dell’era bossiana, dall’altra vi è il Movimento 5 Stelle, il partito fondato da Grillo e Casaleggio solo nel 2009. Mentre però la Lega non è nuova alle esperienze di governo (sebbene risalenti all’era di Bossi), per il Movimento 5 Stelle si tratta di un’autentica prima volta.

Alle elezioni del 4 marzo gli italiani hanno fatto sentire in modo sonoro la propria volontà decretando il giovanissimo Movimento primo partito per consensi. Alla luce dei risultati elettorali parve inevitabile che il nuovo governo avrebbe dovuto necessariamente incorporare i 5 Stelle che divennero quindi interlocutori fondamentali per la formazione del nuovo esecutivo.

Adesso che i pentastellati siedono nel consiglio dei ministri si può affermare a buona ragione che per loro è giunta l’ora della verità, oppure, per usare toni più epici, il giorno del giudizio. Non in senso apocalittico bensì letterale. Il governo è il vero nonché unico banco di prova su cui si può giudicare la capacità di un partito di rispondere alle istanze e agli interessi della società. In altre parole è attraverso il governo che gli elettori valuteranno se il partito da loro votato (e premiato) è stato degno di ricevere la loro fiducia ed è attraverso i risultati dell’attività esecutiva del potere politico che gli elettori decideranno se dare o meno la fiducia al partito in futuro.

Il partito di Grillo e Casaleggio è salito alla ribalta della scena politica in modo repentino e chiassoso. Stremati da quasi cinque anni di crisi, milioni di italiani votarono il Movimento già nel 2013 che grazie alla sua retorica estremista nei confronti della classe dirigente seppe far presa presso ampi ed eterogenei strati della società italiana. Il risultato elettorale del 2013 fu sorprendente per i pentastellati che, come un fulmine a ciel sereno, si confermarono secondo partito. A dire la verità, è bene precisare fuor di metafora, all’epoca la situazione era nera sia dal punto di vista politico che economico perciò vi erano tutte le basi per l’affermazione di uno schieramento outsider estraneo alla dialettica dei partiti tradizionali che avevano dominato la scena in seguito a Mani Pulite. Più che a ciel sereno il fulmine del Cinque Stelle è stato accompagnato da una violenta tempesta.

In questi cinque anni il Movimento, che si è progressivamente istituzionalizzato, ha fatto la bella vita. Dai banchi dell’opposizione i parlamentari a Cinque Stelle non hanno mai mancato un’occasione per far sentire la loro voce, inveendo prima contro il governo Letta, poi contro Renzi e infine contro Gentiloni. L’opposizione, sia leghista che pentastellata, ne ha fatte di cotte e di crude e si sono viste numerose scene deprecabili nel Parlamento della XVII legislatura. Ad ogni modo, il punto è che negli ultimi cinque anni Di Maio e compagnia hanno potuto fare quel che volevano e con la loro opposizione radicale hanno aumentato i loro consensi. Ma le opposizioni, diciamocelo francamente, sono irresponsabili, cioè non rispondono delle loro azioni a nessuno e quindi possono permettersi di fare un pò quel che vogliono. Ovviamente tutti i membri del Parlamento rappresentano la Nazione ma è fuori discussione che la responsabilità dei parlamentari di opposizione sia poca cosa rispetto a quella dei parlamentari di maggioranza e, in ultima istanza, del governo.

Ora il tempo dell’opposizione è finito. Per il Movimento 5 Stelle si apre un nuovo e decisivo capitolo della sua storia. Alla prova del governo i pentastellati dimostreranno davvero di che pasta sono fatti e se sono stati degni della fiducia che milioni di elettori hanno riposto in loro negli ultimi cinque anni. Finora i detrattori e i seguaci del Movimento hanno giudicato le capacità di governo del partito valutando le esperienze di Roma e Torino ma quelle analisi erano aria fritta. Governare una città, per quanto grande possa essere, non ha nulla a che vedere con il fatto di governare l’intero paese, non c’è niente di paragonabile in quanto si tratta di due ambiti totalmente diversi. A partire da adesso in avanti potremo valutare le reali competenze di governo del Movimento. Riusciranno i Cinque Stelle a soddisfare le enormi aspettative e speranze che li hanno portati al governo? Riusciranno Di Maio e compagnia a mantenere le promesse della campagna elettorale? Ma soprattutto riuscirà il Movimento ad essere il vettore di quel tanto acclamato cambiamento che milioni e milioni di italiani chiedono a squarciagola da troppi anni? Per rispondere a queste domande non serve altro che seguire le vicende del neonato governo Conte e solo osservando i provvedimenti che esso prenderà potremo giudicare il valore effettivo dei Cinque Stelle. Il governo c’è, il cambiamento si vedrà.