Se Renzi tace

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Da qualche mese il condottiero sconfitto si è chiuso in un ostinato silenzio, lasciando il campo a retroscenisti e dietrologi che, quotidianamente, si affannano a ricostruirne le intenzioni ed insistono nell’attribuire alla sua capacità di manipolazione ogni opinione espressa da chi continua a sostenerlo.

Sarebbe in buona sostanza una sorta di ventriloquo ed il dominus di un pensiero collettivo, la fonte da cui attingere per placare una grande sete di politica.
Niente di più lontano dalla realtà, Renzi non è il capo di una delle correnti nelle quali si articola da sempre la vita del PD, ma il punto di riferimento di un riformismo liberal-democratico per decenni silente e drammaticamente ininfluente nella realtà del Paese.
Se il generale tace, o si allontana dal terreno su cui infuria la battaglia, la truppa non ha alcuna intenzione di deporre le armi, sente l’orgoglio della missione da compiere ed è determinata a sostenere sino in fondo le proprie ragioni.

Nei giorni che viviamo, dominati dall’incertezza sugli esiti della crisi e dalle manovre per superarla, anche a costo di immolarsi e sacrificare sull’altare della governabilità ogni parvenza di dignità, si sta alzando alta e forte la voce di chi resiste al populismo ed alla demagogia.
Se Renzi tace, parliamo noi, una forza di cui l’Italia non può fare a meno.