Contr’Appunti – Cancellano la dignità umana

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La terribile vicenda che si sta consumando presso l’Ospedale di Liverpool (raccontata con particolare delicatezza su questo giornale) sta scuotendo l’opinione pubblica mondiale non soltanto per la sua radicale tragicità, per le analogie con l’altrettanto tremenda agonia di Charlie Gard, per il delirio di onnipotenza di sanitari che riconoscono di non sapere di cosa soffra il piccolo e al contempo si arrogano il diritto di togliergli la vita, ma anche (o, forse, soprattutto) perché ha portato nuovamente alla luce il volto disumano di un sistema medico-giudiziario che decide, al di là del parere dei genitori (o contro il parere dei genitori) cosa sia meglio per un bambino e, addirittura, della sua sopravvivenza o morte.

Il velo del Tempio si è squarciato di nuovo. Dottori (cioè tecnici della sanità) e giudici (cioè tecnici del diritto) sottolineano con la massima violenza come il loro sapere di fatto consenta – in opposizione al “non sapere” dei genitori di Alfie – di disporre del corpo di quel bambino e, in senso ampio, del corpo di tutti i cittadini (nel Paese che per primo codificò il diritto alla libertà personale che tutt’oggi va sotto il nome significativo di habeas corpus). E, di fatto, introducono un sistema di pensiero che – svolgendosi sul crinale tra etica ed economia – ritiene di poter stabilire, secondo parametri standardizzati di costi e benefici, quando una vita vale la pena di essere vissuta (che poi significa, nell’Europa del liberismo e dell’austerità, quando vale la pena di essere economicamente supportata).

Il che apre l’ulteriore questione sulle legittimità o, addirittura, l’opportunità che queste stesse strutture tecnocratiche – “chi sa”, in contrapposizione col popolo ignorante, che vota partiti detti, appunto, populisti, ed è naturalmente delinquente sin dall’età scolare, secondo le pregnanti parole di Michele Serradecidano non più soltanto sulla sorte dei “corpi”, ma anche su quelle delle “menti”. E non si tratta di arrogarsi il diritto di stabilire soltanto quale sia il nostro bene individuale indipendentemente dalla nostra opinione in merito (radice ultima di tutte le tentazioni antidemocratiche che si affacciano spesso dalle colonne dei giornaloni dell’intelligencija), ma anche quali siano i (presunti) obiettivi di benessere di una società, cui sacrificare – come nelle antiche religioni centroamericane – i necessari tributi umani.

L’immunità di gregge (obiettivo pre-determinato) impone l’obbligo vaccinale, pazienza se ci sono reazioni avverse. La stabilità dei prezzi (obiettivo pre-determinato) impone l’Euro, pazienza se aumenta la povertà e la disperazione. L’austerità (vedi alla voce: stabilità dei prezzi) impone risorse scarse, per cui è possibile ed anzi giusto rispolverare il darwinismo sociale di chi si chiede se non sia più opportuno concedere la cittadinanza ai “forti” migranti, anziché al “quasi morto” Alfie (copyright Zita Dazzi). Si tratta di una concezione economicistica e nichilista, secondo cui – per dirla con le parole di una lettera a Il Foglio“la dignità della vita si giudica… in base a uno standard di qualità: se si è malati non si è degni di vivere”; dal diritto a morire (legge sul fine vita) all’obbligo di morire. Ma i sostenitori di quella legge non avranno rimorsi di coscienza; è – in fondo – quello cui miravano, a cui mirano da sempre.

E allora la battaglia di Alfie e dei suoi genitori è la battaglia di tutti coloro che ritengono che fine ultimo dello Stato si quello di garantire i propri cittadini, attribuendo loro tutti i diritti necessari alla preservazione della loro dignità: diritti politici (dunque democrazia sostanziale, non meri ludi cartacei al riparo dei quali soggetti indipendenti possano gestire intere Nazioni col “pilota automatico”), sociali (lavoro, giusto salario, previdenza, cure, in modo da disinnescare l’orrenda bomba sociale con cui giocano coloro che si divertono a mettere i lavoratori contro i disoccupati, i giovani contro i vecchi, i sani contro i malati) e anche civili. Nel rispetto, questi ultimi, sempre e comunque della persona.

Uno Stato (perché il Regno Unito non è molto differente, in questo, dagli altri Paesi europei) che considera un diritto l’affitto del corpo di una donna a fini procreativi e un dovere la soppressione di un bambino in quanto malato (si ricorderà il caso del minorenne belga cui è stata pratica l’eutanasia) non è il mio Stato.