L’Occidente fa affari sulla pelle della popolazione yemenita

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The majority of the estimated 250,000 people displaced by the Huthi conflict scattered across the vast landscape of north Yemen, seeking shelter and food among the local rural populations. On November 14,2009, the World Food Programme (WFP) made a distribution of wheat, beans, sugar and cooking oil to displaced families in north-west Yemen who have not been accommodated in Mazrak or other camps.

L’intervento militare dell’Arabia Saudita nella guerra civile dello Yemen ha causato la più grave crisi umanitaria del mondo (attraverso il blocco delle importazioni) e sta uccidendo migliaia di civili (con i bombardamenti aerei). I sauditi rifiutano di rimuovere il blocco anche solo per permettere l’arrivo delle navi cariche di materiale per l’assistenza umanitaria di cui la popolazione ha disperato bisogno. Come se non bastasse, l’Arabia Saudita avrebbe commesso crimini di guerra sin dall’inizio del conflitto, bombardando aeree densamente popolate dai civili, campi profughi e ospedali. Nel maggio 2015, Johannes van der Klaauw, all’epoca coordinatore dell’Onu per gli affari umanitari nello Yemen, definì “l’indiscriminato bombardamento di aree popolate, con o senza avvertimento preventivo, una contravvenzione della legge umanitaria internazionale”. Ma non c’è bisogno di andare indietro all’inizio della guerra per avere prova del fatto che il bombardamento di aree popolate dai civili è una pratica ampiamente esercitata dall’Arabia Saudita. Lo scorso 22 aprile i sauditi hanno condotto un attacco missilistico contro un matrimonio nel nord-ovest dello Yemen. Sono morte 33 persone, tra cui la sposa, e ne sono state ferite altre 41.

Le azioni dell’Arabia Saudita non stanno lasciando scampo alla popolazione yemenita. I bombardamenti dell’aviazione stanno uccidendo migliaia di civili mentre chi non è morto è costretto a patire fame e malattie terribili a causa del blocco. Qual è la reazione dell’Occidente, nominalmente paladino dei diritti umani, di fronte alle azioni dell’Arabia Saudita? Il continuo bombardamento dei civili e la fame imposta a una popolazione intera sono motivazioni più che sufficienti per condannare duramente il governo saudita e prendere provvedimenti. Eppure, mentre la guerra nello Yemen è quasi totalmente assente dai media internazionali, i governi occidentali non muovono un dito contro i crimini commessi dai sauditi, anzi fanno affari grazie alla loro campagna militare.

Nel maggio 2017 Stati Uniti ed Arabia Saudita hanno stretto un accordo di proporzioni colossali. Riyad comprerà armi ed equipaggiamenti militari da Washington per un totale di 110 miliardi di dollari. Inoltre, nei prossimi 10 anni, l’Arabia Saudita si è impegnata a comprare equipaggiamenti per ulteriori 350 miliardi di dollari. Tra le forniture acquistate vi sono carri armati, navi da guerra, aerei, missili e radar. Inutile dire che buona parte di questi strumenti di morte vengono attualmente impiegati per uccidere la popolazione yemenita.

Lo scorso marzo Mohammad Bin Salman, principe ereditario nonché artefice dell’intervento militare saudita, si è recato in visita da Trump alla Casa Bianca. In quest’occasione il presidente americano ha ribadito il suo appoggio all’Arabia Saudita ma pur chiedendo una risoluzione politica della guerra nello Yemen, non ha condannato i bombardamenti contro i civili né il blocco che sta causando la crisi umanitaria.

Allo stesso modo, anche il Regno Unito sta facendo affari d’oro grazie all’interventismo saudita. Secondo The Independent, “il numero di bombe e missili britannici venduti all’Arabia Saudita dall’inizio della sua sanguinosa campagna nello Yemen è aumentato quasi del 500%”. Nei primi due anni di guerra il Regno Unito ha venduto armi ai sauditi per un valore “di più di 4,6 miliardi di sterline”. Quelle armi hanno ucciso migliaia di civili yemeniti. È utile ricordare che secondo le Nazioni Unite i bombardamenti condotti dall’aviazione saudita (eseguiti con le bombe occidentali) hanno causato la maggior parte delle vittime della guerra civile.

Tra gli stati che fanno affari sulla pelle della popolazione yemenita ci siamo anche noi. Tra i paesi dell’Unione Europea, l’Italia è uno dei maggiori fornitori di armi dell’Arabia Saudita. Una video-inchiesta del New York Times dimostra che le bombe prodotte nello stabilimento della Rwm Italia a Domusnovas, situato a 50 km da Cagliari, vengono usate dall’aviazione saudita per bombardare i civili yemeniti. Il ministero degli esteri ha risposto alle accuse affermando che “l’Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea”, come se l’evidenza dei fatti non fosse sufficiente a rendere imbarazzante la vendita di armi a paesi che massacrano civili innocenti. Uno stato nazionale sovrano può decidere autonomamente di bandire la vendita di armi verso determinati paesi senza che vi sia un embargo deciso dalla comunità internazionale. Così ha fatto la Germania che ha bandito le esportazioni di armi ed equipaggiamenti verso i paesi coinvolti nella guerra dello Yemen. Tuttavia anche i tedeschi fino all’anno scorso facevano affari con le armi vendute ai sauditi.

Stati Uniti, Regno Unito e Italia non sono gli unici paesi a lucrare sulla guerra civile yemenita. Lo stesso discorso vale anche, per esempio, nel caso di Francia e Canada. In politica estera l’Occidente mostra una doppia faccia: da un lato punisce i suoi nemici quando oltrepassano la “linea rossa”, dall’altro non si fa scrupoli a vendere armi ai loro amici anche quando quelle armi vengono usate per uccidere civili e affamare popolazioni intere. La realtà è che se sei alleato o addirittura cliente dell’Occidente (bisogna ricordare che l’Arabia Saudita è il primo produttore mondiale di petrolio) puoi fare quello che vuoi, compreso uccidere migliaia di civili. I governi occidentali ti accoglieranno a braccia aperte mentre i tuoi crimini verranno lasciati nella semi oscurità dai mezzi d’informazione.