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La malapolitica italiana – Parte 3

| 16 Aprile 2018 | POLITICA

Nonostante i numerosissimi processi, la condanna per frode fiscale e la decadenza da senatore, quattro milioni e mezzo di italiani hanno votato il partito di Silvio Berlusconi alle scorse elezioni. Nonostante tutto, l’ex cavaliere continua ad essere uno dei protagonisti della politica italiana e proprio adesso il suo partito si sta rivelando fondamentale per la formazione di un nuovo governo. Impossibile descrivere a parole il ribrezzo che si prova vedendo Silvio Berlusconi entrare al Quirinale per le consultazioni. Un pregiudicato collusso con le mafie che entra nel “tempio” della democrazia italiana è uno schiaffo in faccia alla legalità e alla credibilità della nostra classe politica.

Ma la visita di Berlusconi al presidente Mattarella è stata legittimata da qualcuno. Quel qualcuno è il bacino elettorale di Forza Italia, composto da ben quattro milioni e mezzo di italiani. Com’è possibile che ancora nel 2018 milioni di elettori abbiano votato un evasore fiscale corrotto e colluso con le mafie? E qui si giunge al nocciolo della questione. La malapolitica italiana è legittimata dal voto dell’elettorato che dimostra di non tenere in considerazione il rispetto della legalità e della legge da parte dei partiti come criterio per decidere a chi dare il voto. In paesi come Germania, Francia o Regno Unito, un politico condannato oppure sotto processo non si sognerebbe mai di presentarsi alle elezioni politiche innanzitutto per imbarazzo personale e vergogna. Ad ogni modo, ammesso che lo facesse, il suo risultato elettorale sarebbe miserrimo perché l’opinione pubblica, indignata dai guai giudiziari, non lo voterebbe. In Italia invece un politico finito sotto processo numerose volte o addirittura condannato in via definitiva può ambire alla carica di Presidente del Consiglio!

Il fatto è che in Italia reati come la frode fiscale, la corruzione o comportamenti deprecabili come il clientelismo non sono considerati gravi da parte dell’elettorato. D’altro canto cosa ci si può aspettare da uno dei paesi più corrotti d’Europa se non l’indulgenza per questo reato? E che dire dell’evasione fiscale? L’Italia si conferma il paese dell’Unione Europea con la più alta percentuale di evasione in rapporto al pil. C’è quindi da sorprendersi se una delle maggiori forze politiche del paese è guidata da un condannato per frode fiscale? Altro che retorica populista della “casta” e demonizzazione dei politici: i comportamenti che rendono odiabile la nostra classe politica sono esercitati ed accettati ogni giorno da milioni di persone. Di cosa ci si lamenta allora? Che piaccia o meno la classe dirigente è inevitabilmente lo specchio della società. Invece di scaricare in modo ipocrita la responsabilità sugli altri, pur comportandosi esattamente come coloro a cui si dà la colpa, è necessario fermarsi un attimo e stabilire una gerarchia delle priorità.

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Alcuni potrebbero affermare che la classe politica non ha dato il buon esempio. Verissimo, purtroppo, ma a questa asserzione si può rispondere in due modi: innanzitutto i politici che danno il cattivo esempio sono stati votati da qualcuno che tollera quei comportamenti; in secondo luogo, perché mai i politici dovrebbe dare il buon esempio se alla fine pur comportandosi nel peggiore dei modi vengono comunque votati? Altri potrebbero affermare che l’evasione in Italia si rende necessaria per via di un’elevatissima imposizione fiscale. È drammaticamente vero che in Italia piccole imprese o artigiani sono costretti a dover aggirare il fisco per non dover chiudere, ma nel nostro paese l’evasione non è limitata unicamente a questa categoria ed è diffusissima su tutto il territorio, al nord come al sud, e in ogni fascia di reddito.

La così alta incidenza dell’evasione fiscale e della corruzione denotano inoltre una notevole arretratezza culturale e un individualismo tossico molto diffuso. Bisogna capire una buona volta che questi comportamenti scorretti (in particolare l’evasione) danneggiano tutti, innanzitutto i cittadini onesti che le tasse le pagano ma allo stesso modo anche la collettività intera perché con le entrate lo stato finanzia i servizi di cui usufruiamo tutti i giorni. Inoltre è universalmente noto che corruzione ed evasione limitano la crescita economica di un paese e allontanano gli investimenti esteri.

Se in Italia vi sono così tanti esempi di malapolitica è perché l’elettorato tollera numerosi comportamenti scorretti da parte dei politici e anche quando questi comportamenti vengono resi noti e la colpevolezza dimostrata, esso non punisce i politici o il partito che li ha commessi. Finché in Italia non si svilupperà senso civico e rispetto per la legalità la nostra classe dirigente continuerà ad essere deprecabile e corrotta come lo è ora.

TAG: classe dirigente italiana, corruzione, elettorato, evasione fiscale, malapolitica, Silvio Berlusconi
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