Cosa sta facendo la Turchia in Siria?

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Operazione Ramoscello d’ulivo è il nome in codice della nuova invasione turca della Siria. La campagna militare, iniziata un mese fa, è la seconda grande offensiva che la Turchia lancia in territorio siriano.

La prima offensiva, nome in codice operazione Scudo dell’Eufrate, iniziò nell’agosto 2016 (appena un mese dopo il tentativo di colpo di stato) e si concluse nel marzo 2017. Tra gli altri, uno degli obiettivi di Scudo dell’Eufrate era quello di respingere i miliziani dell’Isis dal confine in modo da evitare eventuali sconfinamenti dello Stato Islamico in Turchia.

L’obiettivo primario di questa seconda offensiva è quella di annientare l’enclave curda nella regione di Afrin, nel nord-ovest della Siria. L’esercito turco agisce sul campo insieme all’Esercito libero siriano (Fsa), una fazione filo-turca che fa parte dell’opposizione al governo siriano. I curdi sono una delle numerosissime fazioni della guerra civile siriana e controllano tutto il nord-est della Siria (Rojava) che hanno liberato dall’occupazione dello Stato Islamico grazie al supporto aereo statunitense. I curdi tuttavia controllano anche la regione intorno alla città di Afrin, nell’estremo nord-ovest della Siria al confine con la Turchia.

La Turchia considera le milizie curde in Siria (Ypg) un’organizzazione terroristica. I curdi rappresentano una consistente minoranza etnica in Turchia (circa il 20 % della popolazione) e sono concentrati soprattutto nel sud-est del paese, che confina con la Siria. Negli ultimi decenni le forze di sicurezza turche sono intervenute spesso per placare le ribellioni curde nel sud-est. Alcuni partiti politici hanno deciso di perseguire l’obiettivo dell’indipendenza curda utilizzando lo strumento della lotta armata. Tra questi il più famigerato è il Pkk, che ha condotto numerosi attentati terroristici in Turchia ed è riconosciuto come organizzazione terroristica da Nato, Unione Europea, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, ma non dall’Onu. Il governo turco in sostanza vede nell’instaurazione di un governo curdo autonomo nel nord della Siria una minaccia alla sua sicurezza nazionale in quanto ciò potrebbe riaccendere le ribellioni e le istanze indipendentiste dei curdi che vivono nel sud-est della Turchia.

Negli ultimi giorni l’operazione Ramoscello d’ulivo ha conosciuto una pericolosa escalation. Lunedì le milizie curde hanno raggiunto un accordo con l’esercito siriano del presidente Assad: le forze armate siriane si uniranno ai curdi nella regione di Afrin per contrastare l’offensiva turca con l’obiettivo di “preservare l’unità nazionale siriana”. L’appoggio del governo siriano alle milizie curde potrebbe significare lo scontro militare diretto tra gli eserciti siriano e turco, una pericolosa escalation che peggiorerebbe ulteriormente la situazione interna alla Siria. Martedì un portavoce delle milizie curde ha dichiarato che “il governo siriano ha risposto alla nostra chiamata” mandando unità militari di rinforzo per “aiutare a difendere l’unità dei territori e dei confini siriani”. Mentre si avvicinavano alla zona di combattimento, le truppe fedeli a Damasco sono state bersagliate dall’artiglieria e dai mortai turchi. Alcuni convogli sono stati costretti a battere in ritirata.

L’invasione turca nel nord-ovest della Siria rappresenta l’ennesimo fronte di una guerra che ormai da tempo non è più solo civile: tutte le potenze mediorientali sono intervenute nel conflitto. Turchia ed Iran (quest’ultimo alleato del presidente Assad) hanno schierato migliaia di soldati sul campo, Israele è intervenuto nel sud della Siria bombardando le basi del regime di Damasco e occupando le alture del Golan; l’Arabia Saudita, pur senza intervenire militarmente, ha finanziato fazioni ribelli al regime. Ma come è noto sono intervenute anche potenze globali: Russia in primo luogo e poi Stati Uniti. Ora la situazione si fa ancora più intricata perché il governo siriano, supportato da Russia ed Iran, si è alleato con i curdi, supportati dagli Stati Uniti.

L’escalation degli ultimi giorni tra gli eserciti siriano e turco, se degenerasse in scontro aperto, scatenerebbe una crisi internazionale e trascinerebbe ulteriormente la Turchia nel conflitto, oltre al fatto che, ovviamente, causerebbe migliaia di morti tra militari e civili. Per questo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è adoperato per approvare una risoluzione di cessate il fuoco della durata di 30 giorni in tutta la Siria. La votazione, che sarebbe dovuta avvenire ieri, è stato rimandata alle 18 ora italiana di oggi (sabato).

Insomma, sebbene il presidente Assad sia riuscito a schiacciare quasi del tutto l’opposizione ribelle, la fine della guerra (civile) in Siria è ancora lontana.

Per una migliore comprensione della situazione in Siria si consiglia la visione della mappa aggiornata.