Chi sono gli uomini di Salvini al Sud? – Parte 2

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Riciclati di tradizione democristiana, politici che pur di rimanere attaccati alla poltrona cambiano partito a seconda di dove tira il vento elettorale, rinnegando senza pudore i loro ideali politici – ammesso che ne abbiano mai avuti. Ma trasformisti e riciclati sono i più presentabili tra i candidati della nuova Lega nazionale al Sud. Ci sono poi soggetti con guai giudiziari e condanne di vario tipo, altri hanno un passato nella destra estrema, altri ancora possono vantare tra i loro amici personaggi invischiati fino al collo con i clan mafiosi.

Il curriculum dei candidati leghisti in Sicilia e Campania ha molte ombre e poche luci, ma osservando le biografie degli uomini di Salvini in Calabria la situazione non migliora, anzi.

Nella terra al di qua dello stretto, il segretario del Carroccio può contare sul pieno sostegno di Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio e governatore della regione tra 2010 e 2014, e del suo nuovo Movimento nazionale per la sovranità (Mns), fondato insieme a Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma ora sotto processo per finanziamento illecito riguardante fatti scaturiti da Mafia Capitale. Scopelliti, come Alemanno, ha iniziato la sua carriera politica nelle file dell’Msi e con il nuovo Movimento nazionale conferma la sua tradizione legata alla destra sociale. Ma quello di Scopelliti è un ritorno, dopo aver militato in partiti moderati come Pdl prima, ed Ncd poi. L’Mns non è però l’unico partito che supporterà Salvini, lo stesso sarà fatto anche da Casapound, che ha dichiarato il suo appoggio a un eventuale governo con Salvini come Presidente del consiglio. Scopelliti inoltre ha avuto anche guai giudiziari: è stato condannato a cinque anni per abuso e falso per la vicenda del dissesto milionario in cui ha lasciato il comune di Reggio Calabria. Ma l’ex governatore non si limiterà a fornire appoggio esterno al partito di Salvini. Similmente a Nespoli in Campania, a Scopelliti è riservato un compito molto importante: mettere a disposizione il suo blocco elettorale e compilare le liste dei candidati leghisti. Per Salvini questi sono voti sicuri che fanno molto comodo.

Altro esponente di vertice della Lega in Calabria è Domenico Furgiuele, segretario della sezione calabrese di Noi con Salvini e candidato con la Lega a Lamezia Terme. Di professione geometra, è appassionato di calcio e storia. E per quanto riguarda la storia recente d’Italia sembra avere pochi dubbi. Furgiuele ha definito il neofascista Stefano Delle Chiaie, estremista di destra e fondatore del partito fuorilegge Avanguardia Nazionale, “più una vittima che un carnefice”. Il fatto che Furgiuele ritenga una “vittima” un estremista rivoluzionario che fu coinvolto nel tentativo di colpo di stato del 1970 (il cosiddetto Golpe borghese) non merita commenti. Inoltre, il segretario calabrese di Noi con Salvini è sposato con una delle figlie dell’imprenditore Salvatore Mazzei, i cui beni, per un totale di 200 milioni di euro, sono stati recentemente messi sotto sequestro dall’antimafia.

Vi è poi un aneddoto raccapricciante che riguarda Furgiuele. Il candidato leghista a Lamezia è citato in un’informativa della polizia per aver offerto a dei sicari due stanze dell’albergo di proprietà del suocero senza avergli fatto pagare un centesimo. “Erano ospiti del signor Domenico Furgiuele, genero del signor Mazzei, proprietario dell’hotel” recita il documento. I sicari erano gli autori di un omicidio accaduto nel 2012, e dopo aver completato il lavoro sono stati accolti gratuitamente da Furgiele. Per il candidato leghista non si sono state condanne perché non poteva sapere che quelli fossero assassini, avrebbe solo fatto un favore a un amico che gli aveva chiesto di ospitare per una notte dei suoi conoscenti. Begli amici.

Intanto nella sede leghista di Lamezia, proprio nel collegio dove Furgiele è candidato, campeggia una famosa frase di Codreanu, ultra nazionalista rumeno del primo dopoguerra simpatizzante di Mussolini e Hitler: “per noi non esiste sconfitta o capitolazione…” Per i suoi camerati Codreanu era “Il Capitano”, guarda caso lo stesso appellativo con cui i seguaci di Salvini hanno preso a chiamare il loro leader. Coincidenza?