Le posizioni della Cei sulle elezioni

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ROMA 22-03-2010 CONSIGLIO PERMANENTE C.E.I. PROLUSIONE CARD.ANGELO BAGNASCO PH:ALESSIO PETRUCCI

La relazione del cardinale Gualtiero Bassetti al consiglio permanente della Cei posiziona l’episcopato italiano, a poco più di un mese dalle elezioni, sulla stessa lunghezza d’onda delle forze politiche più responsabili, capaci di superare le pur giustificate differenze ideologiche per raggiungere una reale collaborazione nel servizio del bene comune. Sono lontani i tempi del cardinale Camillo Ruini e il suo collateralismo con il centrodestra berlusconiano, sebbene qualche vescovo non veda male un ritorno del Cavaliere.

Per molti presuli i grillini sono ancora un’incognita, e se non manca chi ha esplorato le convergenze il movimento, con abboccamenti o ballon d’essai, non si può parlare di una generalizzata sintonia. Quanto al Partito democratico, che pure ha dato alla maggioranza dell’episcopato qualche dispiacere, dalle unioni civili al testamento biologico, è innegabile che non pochi vescovi abbiano apprezzato la forza tranquilla di Paolo Gentiloni, l’impegno di ministri come Beatrice Lorenzin, Graziano Delrio, nonché – è stato Bassetti in persona a testimoniarlo – Marco Minniti.

La svolta estiva di Bassetti sull’immigrazione ha segnato un più generale avvicinamento della Cei ad un esecutivo nato in sordina ma capace, nel corso dei mesi, di conquistare la stima di più di un porporato. Papa Francesco sembra rimanere piuttosto disinteressato a quello che accade nella politica italiana. Ma dopo quasi cinque anni l’episcopato italiano ha cambiato volto, nei vertici, nei molti vescovi-pastori nominati da Jorge Mario Bergoglio, e nelle tematiche. E una Chiesa più attenta alle questioni sociali, dall’immigrazione alla povertà, meno ossessionata (ma non dimentica) dalle questioni bioetiche, convinta di una salutare distanza dalle dinamiche parlamentari, rappresentata dal volto cordiale dell’arcivescovo di Perugia, si avvicina alle elezioni in modo ben diverso da cinque anni fa.

Quando Benedetto XVI si era dimesso da pochi giorni, il severo cardinale Angelo Bagnasco guidava l’episcopato, e in Parlamento – sostanzialmente disinteressati alle dinamiche ecclesiali – sbarcavano per la prima volta i “cittadini” del Movimento 5 Stelle. C’era, all’epoca, un’altra legge elettorale. Oggi la prospettiva che nessuna forza politica ottenga la maggioranza per governare è pressoché scontata, il proporzionale di democristiana memoria è tornato, guardato con un sorriso da più di un porporato Oltretevere, e cresce in diversi ambienti politici la voglia di grande coalizione. In questo frangente, il cardinale Bassetti ha aperto il “parlamentino” della Cei leggendo un agile testo di quattro cartelle.

Una prolusione di pochi e chiari punti. Che si posiziona lontana tanto dal “rancore sociale”, quanto dalla “cultura della paura” che riporta in superficie termini, come la “razza” evocata dal leghista Attilio Fontana, “che pensavamo fossero sepolti definitivamente”, quanto dalle promesse elettorali “che già si sa di non riuscire a mantenere”. I temi su cui il porporato toscano si sofferma di più sono l’immigrazione e il lavoro, con particolare attenzione alle famiglie. Ai cattolici in politica raccomanda di avere cura “senza intermittenza” dei poveri e della difesa della vita, perché “un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di essere difesi nella loro incalpestabile dignità personale”.

Più in generale Bassetti fa un inno alla “sobrietà”, alla politica come “vocazione”. E sottolinea che “per il futuro del Paese e dell’intera sua popolazione, da Nord a Sud, occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell’Italia. In questa grande opera, è auspicabile l’impegno di tutte le persone di buona volontà, chiamate a superare le pur giustificate differenze ideologiche per raggiungere una reale collaborazione nel servizio del bene comune”. Perché, afferma il porporato citando la Bibbia, c’è un tempo per ogni cosa, e ora è tempo di “ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società”.