Un fatto ovvio, che però non viene mai abbastanza sottolineato, è che le percentuali di voto attribuite ai singoli partiti alle elezioni non sono calcolare sull’intero elettorale, ma soltanto sul numero di coloro che si sono recati ai seggi. Questa ovvietà lapalissiana sta forse alla base del tentativo – neppure troppo coperto – di molti rappresentanti dell’establishment (con l’esclusione, che ci piace segnalare, del Presidente Mattarella), di invitare gli italiani a disertare le urne.
Ad aprire le danze sono stati, come al solito, gli ascari europei. Direttamente invitando all’astensione per protesta rispetto a politici definiti “cialtroni”, come ha fatto Mario Monti, oppure in modo più raffinato, sottolineando il “rischio politico” insito nelle consultazioni elettorali in generale e in quelle italiane in particolare.
#Monti su #elezioni2018: “Lo spettacolo che ci stanno offrendo i partiti è orribile. Gli elettori sono trattati come bambini, la politica sta facendo una grande opera di diseducazione civica” @SenatoreMonti #dimartedì
— diMartedì (@diMartedi) 16 gennaio 2018
Moscovici: “voto italiano un rischio politico per l’Europa”. L’insofferenza dell’aristocrazia finanziaria per le elezioni democratiche è ormai chiaro come il sole.
— Diego Fusaro (@DiegoFusaro) 16 gennaio 2018
A ruota, come sempre, sono venuti gli opinionisti dei giornali, tutti intenti a mettere tra parentesi il risultato elettorale a favore della riconferma di Gentiloni, le cui gesta sono rappresentate alla stregua di quelle di un eroe omerico. Non sorprende che a distinguersi, nel belare confuso del gregge, sia soprattutto Turani.
L’Italia, che prospera solo se non si vota.
Turani in un nuovo capitolo della sua lotta contro democrazia e realtà.
Grazie anche a @ItaliaOggi che gli concede una tribuna. pic.twitter.com/BiwkD1pj2c— Luca Fantuzzi (@Luca_Fantuzzi) 16 gennaio 2018
Turani, ovviamente, non parla mai da sé. È specializzato nella nobile arte del contrappunto, nel caso di specie alla musica di Padoan, il quale – smessi per un attimo i panni dell’economista a favore di quelli del politologo – ha individuato (tra l’altro, azzeccandoci) nella sospensione della normalità democratica la nuova cifra dei sistemi politici dei Paesi dell’UE, costretti fra le rivendicazioni di ampi strati della popolazione e le folli regole iperliberiste che informano Trattati e legislazione sovranazionale.
#Padoan: “L’Italia potrebbe reggere mesi e mesi in cui i partiti negoziano fra di loro, se l’attività di governo continua nella sua normalità: non solo l’ordinaria amministrazione ma tutto quello che può servire”
Buon #Rosatellum a tutti— Pat (@PgGrilli) 8 gennaio 2018
Anche in Italia ci stiamo preparando a una situazione di stallo (con relativa attivazione del pilota automatico), in cui l’alta astensione potrebbe da un lato ridare fiato ai tradizionali partiti europeisti, oggi in grave difficoltà (primo fra tutti, il PD), dall’alto evitare il formarsi di forti maggioranze “populiste”.
In questo contesto, dunque, il voto veramente utile è quello espresso.