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Diritto alla difesa

| 21 Ottobre 2017 | ATTUALITÀ

Domenico Bardi è stato ucciso il 20 ottobre dall’avvocato Francesco Palumbo, che ha sparato dopo aver sorpreso tre persone all’interno dell’abitazione del padre. La vittima, Domenico Bardi classe 1976, nato a Napoli residente al Rione Traiano, quartiere popolare della zona di Fuorigrotta, era già noto alle forze dell’ordine. E’ stato raggiunto da due degli otto colpi sparati dalla pistola dell’avvocato Palumbo, legalmente detenuta, mentre era sulla scala appoggiata dalla banda di ladri per raggiungere il balcone del primo piano e poter entrare nell’appartamento del padre.

Secondo il racconto dell’avvocato i tre ladri – due dei quali sono ancora  ricercati dopo la fuga – lo avrebbero minacciato, ed uno di loro aveva la mano in tasca come se avesse voluto estrarre un’arma. Da lì la scelta di aprire il fuoco. Ora l’avvocato Francesco Palumbo 47 enne, è indagato con l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa.

L’eccesso colposo nella legittima difesa art.55 codice penale, si verifica quando la giusta proporzione fra offesa e difesa venga meno per colpa, intesa come errore inescusabile (Che non può essere scusato; imperdonabile, ingiustificabile.), per precipitazione, imprudenza o imperizia nel calcolare il pericolo e i mezzi di salvezza. In buona sostanza quando la difesa è maggiore dell’offesa e si poteva scegliere un’altra strada per salvarsi dall’offesa stessa.

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Nel caso specifico quindi, avendo trovato i tre ladri in casa, l’avvocato Palumbo avrebbe potuto, per equiparare l’offesa:

1)  Chiamare altre due persone e tenerli a bada in attesa dell’arrivo dei carabinieri, nonostante uno dei tre minacciava, seppure avendola in tasca una probabile arma;

2) Esplodere due colpi in aria come avvertimento, ed aspettare, senza procurare il minimo danno fisico agli “ospiti”, le forze dell’ordine e farli arrestare.

Se avesse seguito questa equiparazione tra offesa e difesa, ora l’avvocato Francesco Palumbo non sarebbe indagato per omicidio colposo ed avrebbe lasciato alla legge la giusta pena per queste persone. Una volta arrestati in flagranza di reato, i tre ladri, dopo aver passato la notte in galera, sarebbero stati accompagnati in tribunale, e non avendo precedenti penali o precedenti di lieve entità, il giudice gli avrebbe comminato (minacciare una data pena ai trasgressori di una legge) la pena, come sempre succede, al massimo a 6/8 mesi di reclusione, pena prevista per questo tipo di reato.

Quindi in tarda mattinata, al massimo per ora di pranzo, i tre ladri si sarebbero ritrovati a pranzare alla tavola calda di fronte al tribunale, tranquilli e liberi di sentirsi, sì minacciati dalla legge, ma liberi di continuare a fare altre “visite” ad altri cittadini. Meno libero e sicuramente meno tranquillo sarebbe stato l’avv. Palumbo che conoscendo poi queste dinamiche, avrebbe di sicuro temuto ritorsioni dei tre personaggi che gli avevano svaligiato casa la notte prima, senza essere per questo puniti giustamente.

Il fratello della vittima condanna l’avvocato che ha sparato, dicendo che da cittadino italiano se fosse successo a lui: “avrei chiamato la Polizia…perché penso che se c’è un’istituzione del genere dovrebbe aiutarci…” e continua “non possiamo farci giustizia da soli…non esiste la pena di morte in Italia…”, dimenticando però che essere cittadini rispettosi della legge, non prevede il farsi trovare in casa di altri a rubare.

Il fratello della vittima continua, nell’intervista rilasciata a fan page, condizionato sicuramente dall’avvocato, sottolineando la dinamica della vicenda, quasi come premessa della linea difensiva contrastando la “presunta legittima difesa”, sottolineando il fatto che fosse pieno giorno,  che non ci fosse chissà quale minaccia, dando anche un suo giudizio in merito, “non è stata la paura a farlo sparare, ha sparato con rabbia..”. Alla domanda ha dichiarato di non sapere nulla ma – “L’ho visto strano, forse lui non voleva fare tutto ciò, Si è visto con le spalle al muro non lavorando, aveva perso da poco il lavoro, avendo un figlio…”. Termina poi riferendosi all’avvocato Palumbo: “L’unica cosa che dovrebbe succedergli è andare in galera, mio fratello doveva essere punito per quel che ha fatto, non con la morte…”.

Quindi secondo queste persone, che a gran voce chiedono il risarcimento danni e la galera, se perdi il lavoro sei giustificato anche dal commettere reati. La giustificazione del gesto rimandata come sempre alle istituzioni perché è molto più semplice addossare ad altri la responsabilità delle scelte che si compiono, quasi a dire rubo ma la colpa non è mia ma dello Stato. L’aspetto più interessante della vicenda, a mio avviso sta nelle dichiarazioni della moglie, la quale dice – «Avevamo discusso per una sciocchezza, per decidere dove far tagliare a nostro figlio la torta di compleanno – aggiunge la moglie del 41enne, Sandra casalinga – e l’ultima volta l’avevo sentito sabato sera. Domenica non si era fatto vivo». «Quando ho sentito in tv di un uomo di 41 anni di Napoli ucciso ho subito capito che era lui, prima che venisse a casa la Polizia. Ho dovuto portare nostro figlio di nove anni in camera e dirgli che il papà non c’è più. Io chiedo solo giustizia». «Domenico da oltre un anno non aveva più lavoro nell’edilizia e non riusciva a portare il pane a casa. Aveva fatto tanta fatica per avere un figlio», afferma un cugino. «Avevamo spedito tanti curricula, anche tramite internet», aggiunge la moglie. «Viviamo in un quartiere difficile di Napoli, il rione Traiano. Probabilmente Domenico ha pensato di risolvere qualche problema mettendo a segno un furto. Deve essersi unito a persone sbagliate. Ma quell’avvocato ha ucciso un uomo disarmato. Parliamo di un omicidio».

L’aspetto interessante in questa dichiarazione sta nel fatto che nonostante la vittima non percepisse da un anno lo stipendio, “non riusciva a portare il pane a casa”, la piccola lite tra i due era scoppiata sul dove tagliare la torta di compleanno al figlio, per la serie il pane no, ma la festa al figlio si. Il fine giustifica i mezzi e la giustificazione all’atto, poi sempre la stessa. A parte il fatto che non si fa mai riferimento minimamente al disagio di chi subisce questi veri e propri stupri, ma la cosa che deve venir fuori, è la giustificazione del gesto data dalla mancanza di lavoro. Una scusa indiscutibile per continuare a fare quello che si vuole, senza rispettare la minima regola e senza preoccuparsi delle conseguenze. Al netto di qualsiasi dichiarazione, sta di fatto che in eventi del genere, i morti ammazzati sono molti di piu di quelli che restano sul terreno.

Abbiamo in primis la vittima, che lascia i parenti, ma soprattutto un figlio di 9 anni. Abbiamo l’avvocato che ha sparato, che dovrà da oggi in poi combattere sicuramente con la sua coscienza, avendo di fatto tolto la vita ad un altro essere umano. Abbiamo l’opinione pubblica, che sarà sempre più abituata a doversi schierare, dimenticando il reale dramma che si nasconde dietro queste tragedie, ed inequivocabilmente l’asticella della normalità si sposterà sempre più in alto, nel bene e nel male. Quindi sarà sempre più legittimo rubare se non si può mettere il piatto a tavola, e sarà sempre più legittimo sparare in casa, se vengono i ladri.

E poi ci siamo noi, il paese Italia, che se avesse un po’ più di sale in zucca, denuncerebbe i nostri legislatori per istigazione a delinquere, in quanto le pene inflitte a chi delinque, sono sempre sproporzionate rispetto ai dolori ed i disagi di chi le subisce, le offese tutelate rispetto alle difese. Un paese civile o che tale voglia definirsi, dovrebbe mettere in atto tutte quelle serie di regole volte a tutelare la civiltà.

Una persona che ruba in casa di un altro, non deve essere “minacciata” di poter andare in galera, non bisognerebbe accumulare più di 4 anni per scontare una pena, le pene dovrebbero essere certe e soprattutto scontate, fosse un giorno un mese o un anno. Un paese dove mancano regole e giustizia certa, è un paese abbandonato alla difesa fai da te, la storia ce lo insegna, e di questo passo, oltre all’invocare la legge del taglione, le persone cercheranno sempre più  la tranquillità da chiunque sappia cogliere questo vulnus istituzionale, lasciando spazio sempre a mentalità criminali che in quanto a sicurezza del territorio sono sicuramente più incisivi.

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