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Abbiamo una banca

| 20 Ottobre 2017 | POLITICA

La reazione furiosa che da più parti ha accolto l’iniziativa parlamentare del PD, diretta a sollecitare un cambio di guida al timone della Banca d’Italia, in occasione della fine del mandato di Visco, suggerisce qualche riflessione a chi non è portatore di interessi
e può farlo in assoluta libertà.

E’ subito venuto in mente l’intercettazione che certificava la gioia di Fassino per l’incipiente acquisizione della BNL da parte del suo partito: “abbiamo una banca”.
Adesso l’intimazione che i poteri forti urlano a squarciagola dalle testate dei loro giornali suona così: “non toccate la Banca d’Italia”. E si intuisce perché: il manovratore non va disturbato, anche se le casse dello Stato sono state dissanguate da fallimenti e cadute di decine d’istituti di credito di ogni dimensione, che si sono riempiti di sofferenze per favorire gli amici degli amici. Anche se si è abbondato in prestiti senza garanzie ad imprenditori contigui alla politica, ben sapendo che non li avrebbero restituiti. Anche se chi doveva vigilare ed intervenire prima che la situazione precipitasse, per oscuri (?) motivi potrebbe
non averlo fatto.

Come dire: giù le mani, è la nostra banca e non permetteremo che qualcuno, che ha già
provato a cambiare le regole a suo uso e consumo, si prenda anche quella.
In un Paese normale non dovrebbero esserci templi inviolabili, presidiati da occhiute vestali, che li proteggono dalla curiosità degli intrusi, tutti i cittadini hanno il diritto di sapere se la “loro” Banca d’Italia ha delle responsabilità, o se sono soltanto i Boschi di turno le pietre dello scandalo, gli untori, gli affamatori dei risparmiatori.

TAG: Banca d'Italia, Boschi, PD, Renzi, Visco
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