Il rebus dell’identità

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Il tentativo di Renzi di dar vita al partito della nazione, che si è infranto sugli scogli dei
tabù ideologici di cui è prigioniera la sinistra, prende corpo adesso, anche se in forme diverse, per iniziativa di Luigi Di Maio. Il giovane leader pentastellato, appena designato alla guida del movimento, parla già al Paese da predestinato e mira apertamente alla ridefinizione dell’identità di una formazione politica nata come forza antisistema, ma determinata, adesso, a far breccia nell’opinione pubblica moderata.

Quando il M5S viene qualificato dal suo condottiero come unico argine agli estremismi, saltando a pie’ pari anni di movimentismo, accantonando la polemica antieuropeista, dismettendo i toni della contestazione radicale, in favore di un semplice richiamo alla volontà di cambiare il Paese, appare evidente che siamo all’inizio di una nuova storia.
Ridefinire una marcata identità non è mai semplice, ma la voglia matta di conquistare il potere, sfruttando le difficoltà generate da un quadro politico deteriorato per lo sfinimento dei vecchi partiti, agisce da potente propulsore e promette ulteriori sorprese.

Cos’è questo M5S di Di Maio, né di destra, né di sinistra, che vuole “rottamare” l’Italia ingiusta e disonesta, se non una nuova versione del partito della nazione, depurato dalla presenza di tutti gli addetti ai lavori di prima e seconda repubblica?
Vi sembra un’analisi azzardata? Certo non la troverete sui giornaloni, che brillano per il loro
conformismo e per le narrazioni stereotipate, troppo spesso al servizio dei loro editori, ma uno sforzo per tentare di capire cosa sta accadendo dobbiamo compierlo, prima di andare a votare.