DEMS

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Il ministro Orlando continua a recitare da leader alternativo ed a mostrarsi preoccupato per le sorti del Paese, destinato, a suo parere, a precipitare nell’ingovernabilità, a causa della cocciutaggine di Renzi, della sua divisivita’ ed incapacità a tenere unite le tante anime del centrosinistra.

A nulla è valsa la netta sconfitta della sua linea alle primarie, vuole tornare al PD delle origini, quello inclusivo ed aperto ad esperienze politiche diverse, da costruire dentro l’attuale, se si riesce a ribaltare la maggioranza renziana, o fuori, insieme a Prodi e Pisapia, se i rapporti di forza restano immutati.

DEMS sarebbe il plurale di DEM, perché il PD può sdoppiarsi, moltiplicarsi, incarnarsi nella diaspora di chi ha preso il largo, lo sta prendendo, o lo prenderà da qui al giorno in cui verranno presentate le liste, in quanto, al di là delle conferenze programmatiche e delle diatribe sulle alleanze, ciò che agita i sonni dei parlamentari è l’atroce dubbio di non essere ricandidati, o la preoccupazione di una collocazione perigliosa ed insicura.

La certezza di una drastica riduzione dei seggi, unitamente all’idea del segretario di proporre esponenti della mitica società civile, sta portando la tensione interna a livelli di guardia ed in tanti comprano gommoni per essere pronti ad imbarcarsi verso altri lidi.

Non è più questione di insofferenza verso il nuovo corso, anche gli estranei alla ditta, i margheritini, i franceschiniani ed i benzinai tiepidi temono per la loro sopravvivenza: DEMS, non DEM, asteroidi che minacciano di staccarsi da un pianeta turbolento.