Il metodo Juncker applicato ai vitalizi (cioè alle pensioni)

La rana sta bollendo. Forse anche meno lentamente del previsto. E Juncker sarà ormai un leader appannato, ma il suo "metodo" funziona ancora alla perfezione.

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La questione dei vitalizi è già stata affrontata su questo giornale nei suoi termini fondamentali: da un lato la forte connotazione propagandistica di una legge che vellica il livore mal indirizzato di ampi strati dell’opinione pubblica (e che, peraltro, con ogni probabilità giacerà per sempre in Senato in attesa di una approvazione che non arriverà mai), dall’altro la sua attitudine a porsi come legge esemplare – nel suo carattere prettamente retroattivo – per rimettere in discussione i diritti quesiti di milioni di Italiani.

Non a caso, il 25 luglio (data tutto sommato azzeccata) il blog del Movimento 5 Stelle esultava per una battaglia vinta (e pazienza se la legge non entrerà mai in vigore) con queste parole: “non potete chiedere sacrifici agli italiani e poi sottrarvi quando tocca a voi, non è accettabile, è immorale”. Che è come dire: se la classe politica si sacrifica un po’, ben di più potranno essere sacrificati i cittadini.

A distanza di una decina di giorni, ecco che iniziano ad affiorare i primi, timidi, ballon d’essai proprio sulla questione del ricalcolo col metodo contributivo delle pensioni a suo tempo erogate col sistema retributivo. Le voci sono molte, ma possono tutte essere divise, di massima, in due categorie.

A coprire l’ala sinistra, ci sono quelli che cercano di veicolare il messaggio facendo finta di inorridire, ma nel contempo indicando soluzioni sostanzialmente equivalenti le quali – per il solo fatto di essere proposte come migliorative – si ammantano di un appeal che, in realtà, non hanno affatto. Cesare Damiano, ad esempio, si mostra preoccupato della possibilità che la legge sui vitalizi sia l’apripista per il ricalcolo di tutte le pensioni ante-Fornero, ma al contempo ritiene che gli stessi obiettivi (i quali dunque, par di capire, sono giusti) avrebbero potuto essere raggiunti con “un tetto invalicabile a cui si [sarebbe potuto] aggiungere un contributo di solidarietà transitorio…, così come è stato fatto per le normali pensioni per un periodo di tre anni”.

A coprire l’ala destra, ecco intervenire quelli che invece, più sinceramente, il ricalcolo già lo invocano. Marco Taradash, antistatalista che ha vissuto per anni, e agiatamente, a spese dello Stato, dice chiaro e tondo che l’abolizione dei vitalizi “sarebbe accettabile se, dopo aver tagliato 70 milioni agli ex parlamentari, ci si allargasse ai miliardi di buco previdenziale…” aggredendo “le pensioni calcolate col metodo retributivo… Ci vorrebbero i generali e i carri armati… ma si potrebbe fare”.

La rana sta bollendo. Forse anche meno lentamente del previsto. E Juncker sarà ormai un leader appannato, ma il suo “metodo” funziona ancora alla perfezione.