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Italiani, brava gente?

| 31 Luglio 2017 | ATTUALITÀ, ECONOMIA, POLITICA

In un celebre libro di Angelo Del Boca “Italiani brava gente?”,descrive come gli Italiani sono stati capaci di atrocità indicibili, commesse tra il 1861 e il 1946, delitti rimasti per lo più impuniti e spesso sconosciuti, compiuti da uomini comuni, non particolarmente fanatici, ma convinti di avere agito per spirito di disciplina o perché persuasi di essere nel giusto. In un contesto diverso come quello attuale, dove non combattiamo guerre esplicite, dove non vi è più il culto della disciplina o il fanatismo nazionale, si è trovato lo stesso il modo per essere “brava gente”, certo senza atrocità efferate, ma sempre convinti di essere nel giusto, certo il giusto è diventato molto relativo e viene usato cercando di tutelare determinate categorie sociali anziché altre.

Non si spiegherebbe diversamente il decreto legislativo varato lo scorso 9 giugno che prevede il reddito di inclusione, rivolto agli Italiani in difficoltà, o meglio ai nuclei famigliari, i quali possono far fronte alle loro necessità con 190 euro al mese per i single fino ad un massimo di 485 euro ai nuclei famigliari con almeno cinque componenti per un massimo di 18 mesi a partire dal gennaio 2018. A disposizione una media di ben 6,30 euro al giorno per persona, roba da far impallidire i miserabili 35 euro al giorno che spendiamo per ogni immigrato! Ma attenzione, non tutti i poveri sono uguali di fronte allo Stato, il reddito ISEE non deve superare i 6000 euro e l’eventuale immobile di proprietà non deve essere superiore ai 20mila euro, praticamente una catapecchia o ricovero attrezzi, e se avete comprato una macchina o il motorino per spostarvi, ci dispiace ma non vi spetta nulla. Due miliardi stanziati per 18 mesi a fronte dei cinque che ogni anno si spendono per gli immigrati.

Come non poter definire “brava gente” chi ha stabilito che un Italiano può vivere con 6,30 euro al giorno mentre per un immigrato si spende cinque volte tanto. In una Nazione dove i poveri assoluti sono quasi 6 milioni e la povertà tocca almeno 10 milioni di persone è irrazionale varare norme come questa che non fanno altro che discriminare gli Italiani nei confronti degli immigrati per la stragrande maggioranza irregolari e non bisognosi di accoglienza umanitaria dovuta a guerre o carestie. A quali atroci angherie stanno condannando un sesto del Popolo Italiano lasciandolo abbandonato a se stesso, chiuso nella sua sofferenza, dove non riesce neanche più a fare notizia sui giornali patinati chi muore di stenti o perché non riesce a curarsi.

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Un Popolo che non si sente Nazione, o forse non lo è mai stata se non nel ventennio, dove l’individualismo è preponderante rispetto al senso sociale, rischia di scomparire soggiogato dai pensieri forti che accompagnano alcuni gruppi. Ormai è emergenza, anche se sui media nazionali questi aspetti trovano poco spazio, molti connazionali non hanno più la possibilità di condurre una vita dignitosa, si vive di stenti, tutto ciò che prima si dava per scontato oggi è un lusso, se tutto il carico di “buonismo” fosse rivolto agli Italiani, si potrebbe mandare le ONG a salvarli e forse si potrebbe sentire quel senso di identità che abbiamo smarrito da tempo.

Una società che ha così poco rispetto per gli ultimi non si può definire “umanitaria”, la carità cristiana e cattolica dovrebbe essere rivolta in primo luogo ai componenti della propria nazione, i primi ad averne diritto, se non altro per aver contribuito alla ricchezza del paese. Gli Italiani a fasi alterne tornano ad essere “brava gente”, ma la cosa che più fa inorridire e che tutto ciò arriva da una politica cosiddetta di sinistra o pseudo sinistra la quale ha completamente perso la sua vocazione (se mai c’e stata) di stare a fianco degli ultimi, di difenderne le sorti e i diritti. Già proprio i diritti, falcidiati da chi per anni ne aveva rivendicato la conquista ed ora li toglie con l’assordante silenzio del suo popolo di cui si intravede l’evidente strumentalizzazione degli anni passati.

TAG: Decreto, economia, immigrati, italiani, reddito di inclusione
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