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I problemi delle larghe intese

| 27 Giugno 2017 | POLITICA

Mettiamola in questo modo: se fosse stata una domenica di calcio, molto probabilmente la percentuale dell’affluenza di pubblico negli stadi sarebbe stata di gran lunga superiore a quella degli aventi diritto al voto. Una domenica che ha visto i ballottaggi delle amministrative defilarsi in una ridotta percentuale pari al 46,03%, dodici punti percentuale in meno rispetto alla prima tornata elettorale.

Ma il dato che dovrebbe far notizia, relativamente, è che l’asse politico di centrodestra ha tolto una fetta di comuni italiani al goliardico centrosinistra. Una manna dal cielo che vede il centrodestra conquistare quei comuni dominati per anni dal centrosinistra e ritornare ad assaporare la vittoria elettorale che mancava da molto tempo. Con questi risultati il centrodestra potrebbe ripartire in vista della sfida decisiva per tentare di tornare a guidare il paese. Ma resta un dubbio perverso che fa arricciare il naso anche ai berlusconiani più fedeli: sulla base di quali programmi condivisi con chi? Visto che il leader maximo, Silvio Berlusconi, pensa in grande, pensa in larga parte ad una coalizione fra forze politiche diverse, caratterizzata da un chiaro profilo liberale, moderato, basato su radici cristiane, vincente in tutt’Europa e oggi anche in Italia. Che sia un chiaro segnale di un ritorno alla Democrazia Cristiana in chiave 2.0???

Questo è un elemento fortemente caratterizzato dalla volontà di sopraffare un centrosinistra che, ultimamente, non gode di buona “salute” interna al partito. Infatti dopo aver appreso i risultati poco confortanti che sono giunti dai ballottaggi, il segretario del PD, Matteo Renzi ha subito tastato il terreno sulla possibilità di restare ben ancorato alla leadership di governo contattando i vari membri del partito. Compreso quelli esterni all’area democratica; Forza Italia ad esempio… Dunque, dopo la sbornia delle amministrative si torna a fare il punto della situazione, situazione che sembra tutt’altro esaltante se non fosse per il fatto che Berlusconi continua a ribadire che, nonostante sia il padrone di Forza Italia, il leader di tutto il centrodestra resta unicamente lui.

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Una linea che pone alcune grane nella coalizione, anche perché in molti all’interno chiedono le primarie, ma l’ex Cavaliere non sembra intenzionato ad abdicare proprio in questo momento, poi, che potrebbe presentarsi la possibilità di rientrare in parlamento grazie alla volontà di Renzi nel dialogare politicamente. È una partita che si giocherà su più fronti. Ormai il segnale di Berlusconi sembra abbastanza chiaro: o si considera il centrodestra Berlusconi dipendente con la volontà di accogliere nella coalizione anche forze politiche con idee differenti, oppure si rischia di restare fuori dai giochi di governo. Un vero monito diretto ai leader Salvini e Meloni. Dall’altra sponda, invece, una spaccatura all’interno del PD è sempre più evidente. I democratici, strategicamente, resterebbero volentieri ancorati alla volontà di Berlusconi di adoperare le larghe intese, ma resta l’idea di accogliere la proposta Pisapia che sta riscuotendo un notevole successo anche tra i più scettici di sinistra. La legge elettorale potrebbe dare i primi indizi, per adesso sembra tutto così confuso quanto demagogico.

 

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