Perchè no

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de mita

Ho letto sulla Stampa di oggi un lungo articolo sulla iniziativa di De Mita, finalizzata ad una riesumazione della Balena Bianca, una sorta di revival, che si inserisce nel generale clima di Amarcord generato dalla reintroduzione del proporzionale.

Venerdì prossimo sono chiamate a raccolta a Napoli tutte le anime della vecchia DC, che dovrebbe improvvisamente reincarnarsi riunendo sotto un unico tetto i superstiti della diaspora, che, nella seconda repubblica, si erano accasati nelle nuove formazioni politiche.

Alfano, Casini, Cesa, Cirino Pomicino, Dellai, Follini, Tabacci, Fitto e Mastella saranno sicuramente della partita, assieme a tanti altri protagonisti di quella stagione, ma io ritengo che non si possa vivere e fare politica guardando nello specchietto retrovisore, o affrontare i problemi del presente rispolverando suggestioni del passato e fingendo di ignorare che
l’approccio alla politica delle nuove generazioni è completamente diverso, così come sono radicalmente mutate le metodologie della comunicazione.

L’operazione nostalgia non farà resuscitare una DC.2, perché quella è un’esperienza irripetibile, servirà forse ad assicurare un supplemento di sopravvivenza a quel ceto politico, come del resto sta avvenendo a sinistra con la operazione Pisapia.

A me piace, nonostante l’età, confrontarmi con le categorie del presente e sono convinto che si debba dare forza all’impulso riformista di Renzi, senza disperdere in tanti rivoli energie che possono essere preziose per l’ammodernamento del Paese.

È molto strano che Alfano e Casini, dopo aver remato negli ultimi anni in questa direzione, siano caduti da cavallo per la minaccia di uno sbarramento che avrebbero potuto superare integrandosi nel progetto, anche in considerazione  del fatto che la sx PD ha lasciato il partito.