lunedì, Agosto 10, 2020
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Il Venezuela contro il presidente Maduro

12 morti negli scontri durante la manifestazione contro Maduro, il Venezuela ormai non è più una nazione.

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Tensione alle stelle a Caracas, dove l’opposizione ha deciso di marciare a oltranza per ottenere elezioni generali anticipate al più presto. Almeno 12 persone sono morte l’altra notte negli scontri che hanno funestato la manifestazione di protesta contro il presidente Nicolas Maduro. Il bilancio delle vittime è stato dato in prima battuta da vari giornali e poi confermato dalle autorità. Il sindaco Ocariz ha detto che una delle vittime si chiamava Melvin Guaitan, ‘un semplice lavoratore’ che è stato “ucciso l’altra notte durante una protesta all’ingresso del Barrio 5 de julio”, un quartiere popolare del nord della capitale venezuelana.

Dopo la manifestazione dell’opposizione di mercoledì scorso, bloccata dalle forze dell’ordine che hanno impedito il passaggio dei cortei, nella notte si sono registrati scontri violenti fra militanti oppositori, unità della Guardia Nazionale e gruppi armati pro governativi, i cosiddetti ‘colectivos’. Nella zona di El Valle (sud di Caracas), dove si sono verificati anche saccheggi, 54 bambini sono stati evacuati dall’Ospedale Materno Infantile ‘Hugo Chavez’ durante la notte. La ministra degli Esteri venezuelana, Delcy Rodriguez, ha denunciato su Twitter che “bande armate finanziate dall’opposizione hanno attaccato l’ospedale infantile di El Valle”, ma decine di testimonianze sullo stesso social network indicano che i bambini sono stati allontanati dopo essere stati intossicati dai gas lacrimogeni sparati dalla Guardia Nazionale. Maduro ha annunciato di voler tenere “presto” le elezioni e di cercare un modo pacifico per risolvere le tensioni nel Paese colpito dalla crisi.

Parlando ad un raduno a sostegno del governo, il presidente ha invitato a impegnarsi tutti i settori dell’opposizione disposti a farlo. In precedenza Maduro aveva preferito parlare della situazione in Colombia, per denunciare il “tradimento” dell’accordo di pace fra il governo di Juan Manuel Santos e le Forze Armate Rivoluzionarie (Farc): “In Colombia hanno firmato un accordo di pace, grazie a Hugo Chavez e a me, ma ora stanno preparando un strage contro le Farc” aveva detto, aggiungendo di possedere “informazioni di intelligence secondo le quali cercheranno di uccidere i dirigenti che hanno firmato la pace”.
Il presidente venezuelano aveva affermato che la Colombia è uno Stato fallito, alla fame, disoccupazione e miseria, per colpa di un’oligarchia rapace e che intende rivelare la verità del processo di pace e come stanno tradendo gli accordi che sono stati firmati. Queste dichiarazioni di Maduro erano giunte poche ore dopo che, sul suo profilo Twitter, il presidente Santos aveva scritto: “Sei anni fa glielo dissi a Chavez: la rivoluzione bolivariana è fallita”.

Ma se in Colombia la situazione è pesante, il Venezuela è sull’orlo del baratro, non solo politico ma anche economico. E ora la filiale di General Motors ha annunciato la sospensione di tutte le attività nel Paese dopo lo stop imposto alle attività di uno stabilimento dell’azienda dal tribunale di Zulia. “Si tratta di misure arbitrarie adottate dalle autorità a cui risponderemo per le vie legali rivolgendosi alle autorità giudiziarie venezuelane ed internazionali per difendere i nostri diritti”, ha scritto in una nota la società che continuerà a fornire assistenza ai propri clienti in Venezuela. GM dà lavoro a quasi 3.000 venezuelani e opera nel paese latinoamericano dagli anni ’40.

Sempre sul fronte economico, da registrare l’ennesimo rinvio per il ritiro dalla circolazione delle banconote da 100 bolivar, che rimarrà utilizzabile fino al 20 maggio. Nel dicembre scorso Maduro aveva ordinato al governo di ritirare la banconota di massimo valore, come misura contro il contrabbando di valuta. L’attuazione della misura, che ha causato la corsa dei venezuelani a cambiare le banconote e ha portato a diverse rivolte, è stata successivamente più volte posticipata.


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