Si è concretato il colpo di stato nello Zimbabwe. I militari hanno preso il palazzo di Governo e tutt’ora mantengono sotto custodia l’ormai ex-dittatore Mugabe mentre sua moglie è fuggita in Namibia. Secondo le autorità dell’esercito non si tratta di un colpo di stato ma di un “sano trasferimento di potere” che inoltre “aprirà una nuova stagione nella vita del paese”.

Robert Mugabe, nato nel 1924, assunse la presidenza dello Zimbabwe nel 1987 durante un prolungato periodo interrotto, soltanto il 14 di novembre dell’anno in corso dopo che i militari scesero nelle strade prendendo il controllo del paese e deponendo il secondo presidente dello Zimbabwe in quel che sembra un accordo tra le forze armate e lo Zanu-pf (partito di governo). Nel frattempo, però, mentre ha esercitato il potere, Mugabe ha accumulato un incalcolabile fortuna trasformando il paese in un territorio diviso tra i vertici politici e militari che detengono il monopolio sulle miniere di diamanti.

Parlare del regime di Mugabe comporta parlare di sfruttamento, abuso dei diritti umani e l’istaurazione di un regime autoritario basato nell’uso del potere e della forza per l’arricchimento di una cupola sulla pelle di un popolo affamato; e parlare in genere dello Zimbabwe ci porta alla mente il paradosso di un paese ricco con delle risorse invidiabili da qualsiasi nazione, del primo mondo, ma ridotto allo stremo.

Dopo aver svuotato le casse dello stato e sottoposto la maggioranza della popolazione alla povertà estrema, grazie anche a un tasso d’inflazione sempre in aumento, l’esercito (da sempre al potere) decide di far fuori il dittatore. Lui però non è più lo stesso, lo si vede dal volto ormai consumato dagli anni. Sostenuti dalla magistratura, i militari hanno promesso una nuova tappa nella storia dello Zimbabwe.

In realtà, date le condizioni socioeconomiche del paese, lo Zimbabwe è distante da una ripresa e anche se il dittatore Robert Mugabe è stato deposto, la democrazia è ancora molto lontana…