Il voto di scambio è una pessima pratica diffusa dall’inizio della storia di questo Stato e non è certo circoscritta ad aree del paese note per la pressione esercitata dalle organizzazioni criminali locali, ma s’e’ allargata a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale. Per racimolare voti si promettono posti di lavoro, si elargiscono trattamenti privilegiati a imprenditori ma anche semplicemente si offrono buoni spesa facendo leva sulla situazione economica critica nella quale, molte famiglie, sono costrette a vivere.

Questo fenomeno è ovviamente, sfruttato dalle organizzazioni criminali soprattutto in quelle zone dove, la cultura della legalità è del tutto assente, dove il senso di impunità e di assenza dello Stato vive quotidianamente. Da anni la criminalità ha compreso che fare affari è meglio che sparare e diventare il partner ideale di politici che ambiscono al potere e di imprenditori che vogliono guadagnare senza tanti scrupoli.

Ecco che la corruzione diventa il connubio perfetto: politica-criminalita’-imprenditoria, dilagante a tal punto che diventa normale. Quasi legalizzata! Ormai non si scandalizza più nessuno…per la serie così fan tutti! Non c’è nessuna presa di posizione forte da parte della politica a parte le solite parole di circostanza, quelle finte indignazioni quando un amministratore pubblico viene beccato con le mani nel vasetto della marmellata.

Così, il voto di scambio, dopo tangentopoli ed i vari tentativi tutti falliti, per arginare il fenomeno, diventa giocoforza un partito che porta, secondo un dossier di Libera, circa il 4% di voti a livello nazionale con punte che arrivano al 9% in Sicilia. Secondo l’ISTAT circa il 3,7% della popolazione italiana tra i 18 e gli 80 anni ha ricevuto offerte di denaro, regali e favori, in cambio di voti sia per le elezioni amministrative che per quelle politiche.

Purtroppo per molti italiani la via più breve per ottenere qualcosa dalla pubblica amministrazione è rappresentata  dalle conoscenze e dalle raccomandazioni. La strada per ottenere il successo negli affari è rappresentata dalla connessione con la politica. In un quadro morale così degradante, grandi imprenditori e politica, stringono patti nei quali la criminalità, spesso, fa da tramite e riesce a germinare e crescere facilmente.

Ecco che il voto di scambio diventa lo strumento attraverso il quale la domanda è l’offerta del malaffare si incontrano,  raggiungono un accordo, si assumono compiti a vari livelli al fine di raggiungere ognuno il proprio obiettivo. Un metodo talmente consolidato che si mimetizza benissimo negli affari legali ed è difficilmente individuabile. Il voto di scambio, seppur sanzionato dall’art. 416 Ter del codice penale,  non si arresta. Se la società civile si indigna, la politica ci convive pacificamente arrivando, solamente di fronte a casi eclatanti,  a prese di posizione pubbliche che non si tramutato mai in una azione politica concreta e una volta passata la bufera tutto ritorna come prima.

Nella campagna elettorale che porterà alle prossime elezioni politiche del 4 marzo, molto probabilmente assisteremo i vari leaders politici spender le parole contro mafia e corruzione, una prassi che va collocato in tutti i programmi politici. In un modus vivendi così desolante risulta davvero complicato educare all’integrità morale e all’etica della professionalità. Di fronte alla fatica per ottenere con le proprie forze ciò che è un diritto, vedendo la facilità con la quale molti ottengono tramite favori, la resa alla consuetudine è inevitabile lasciando la lotta all’ingiustizia nel limbo delle associazioni antimafia, arrivando addirittura a considerarla un fatto normale e quasi quasi chi è onesto viene etichettato come lo stolto di turno che non approfitta della strada più semplice.

No, non bisogna tacitamente legalizzare la corruzione;  anche se è una battaglia contro i mulini a vento è dovere di tutti non tradire la propria coscienza…se ognuno adempisse al proprio dovere.