di Daniela Sacchi

Ieri in Lussemburgo è stato approvato un disegno di legge che semplifica l’accesso al voto per corrispondenza: i cittadini potranno decidere se recarsi alle urne o votare da casa. Chi sceglie la seconda opzione dovrà farne domanda online in un intervallo di tempo compreso tra 12 settimane a 25 giorni prima delle elezioni. L’opzione del voto per corrispondenza è riservata a tutti.
Ma come si è arrivati nel Granducato all’idea di “aprire” al voto generalizzato per corrispondenza? L’obiettivo è combattere l’astensionismo, che nelle elezioni comunali di ottobre 2017 ha raggiunto quota….13%.

Un sorriso intenerito ci sta. In Italia alle ultime elezioni (le Regionali siciliane di novembre 2017) non ha votato il 53,24% degli aventi diritto, ben altre percentuali, quindi, rispetto a quelle giudicate già ragguardevoli nel civilissimo Lussemburgo. E se rubassimo l’idea, proponendo anche noi il voto per corrispondenza per tutti?
Al momento da noi il voto per corrispondenza è una possibilità riservata solo agli italiani residenti all’estero (4,3 milioni) o agli elettori affetti da gravissime infermità, che rendono impossibile l’allontanamento dall’abitazione anche con l’ausilio dei servizi di trasporto messi a disposizione dal Comune. Per le elezioni del 4 marzo la domanda, corredata da un certificato medico della Asl e dalla copia della tessera elettorale, doveva essere presentata al Comune di residenza entro il 12 febbraio 2018. Roba da far perdere la voglia di votare. E chi si è ammalato dopo il 12 febbraio, se il 4 marzo non ce la farà a muoversi di casa non voterà. Nell’Italia falcidiata dall’influenza, potrebbero non essere in pochi.

Nella Penisola, perfino i cittadini disabili fisicamente impediti nell’espressione autonoma del voto devono recarsi comunque alle urne: possono essere accompagnati all’interno della cabina elettorale da un altro elettore i ciechi, chi ha subito l’amputazione delle mani, chi è affetto da paralisi o impedimento di analoga gravità.
Forse ricevere la scheda a casa darebbe agli elettori tempo (e voglia) di impegnarsi seriamente nella scelta di chi meglio rappresenta le proprie convinzioni. Forse un giorno si potrebbe arrivare addirittura al voto elettronico, come in Estonia, in alcuni Cantoni svizzeri e in via sperimentale in Francia.

Ma la chiave per scoraggiare l’astensionismo credo sia un’altra: multare chi non vota. In Lussemburgo votare è obbligatorio dal 1924. Chi non vota deve presentare una giustificazione alla Procura di Stato competente. Se la giustificazione non è accolta, scatta una multa da 100 à 250 Euro, che in caso di recidiva (entro i cinque anni successivi), sale da 500 a 1000 Euro.
In Lussemburgo nell’ottobre scorso in 36mila si sono permessi il lusso di non votare. Quanti sarebbero stati in Italia?