Durante l’anno il Venezuela ha fatto parte delle notizie più importanti, specialmente  nell’arco di circa tre mesi. Una sentenza emessa dalla Corte Suprema nei confronti del Parlamento eletto nel 2015 con l’opposizione nella maggioranza, ha innescato una catena di proteste in tutto il paese che portavano con sé il malessere sociale dovuto al continuo aggravarsi di una crisi umanitaria che sottomette le sempre più persone all’indigenza[1]. Nel paese, almeno l’80% della popolazione vive in povertà: scarsità di cibo e medicinali, l’inflazione e la delinquenza si sommano a una sistematica violazione dei Diritti Umani da parte dell’esecutivo.

Questo clima ha alimentato le tensioni della popolazione aumentando il dissenso nei confronti del Regime di Nicolas Maduro respinto dal 80% dei venezuelani[2] e dal 1° aprile un’ondata di proteste riempie le principali città venezuelane durante gli ultimi 100 giorni. Tra le richieste dei venezuelani c’era la convocazione di elezioni generali, liberazione dei prigionieri politici, soluzione della crisi umanitaria e infine il cambiamento del modello politico ed economico che aveva portato il paese alla rovina.

La mobilitazione sociale anti-Maduro era integrata da venezuelani di ogni stato sociale, tra i quali c’erano alcuni dissidenti del ‘Chavismo’[3], membri dell’opposizione, sindacati, ONG e il Movimento Studentesco. Una massa talmente eterogenea che non poteva definirsi soltanto come parte dell’opposizione ma che l’espressione di un sentimento diffuso nella popolazione: Liberarsi dall’Oppressione.

Nonostante la risaputa varietà di questo movimento sostenuto dalla maggioranza della popolazione, la reazione di Maduro non si fece attendere. Manipolato dalla paura di perdere il potere e seguendo il consiglio dei burocrati più reazionari del suo gabinetto, decise d’intraprendere la strada del confronto. La notte del 18 aprile in un messaggio alla nazione annunciò l’avvio del “Plan Zamora”[4] che avrebbe garantito il ripristino dell’ordine nel caso di ‘minacce interne’ coinvolgendo sia i militari che i ‘colectivos’ e cioè, mercenari armati finanziati dal partito di governo. D’altronde, il Plan Zamora fu battezzato come una ‘guerra popolare’ contro gli “insetti” dell’opposizione e lasciò un saldo di circa 112 morti durante i primi 100 giorni di proteste[5] (Altre versioni parlano di oltre 150 morti).

L’Assemblea Nazionale Costituente.

Le proteste continuarono avanti nonostante il loro mancato indirizzo politico e la smisurata repressione. Nel frattempo, i venezuelani si abbracciavano al proprio testo costituzionale, soprattutto nel suo articolo 350 dove viene garantito il Diritto alla ribellione “contro qualsiasi regime(…)” che violi “ i valori, principi e garanzie democratiche” e i diritti umani. Maduro ha capito che il suo regime non poteva convivere con una costituzione fondata sui diritti umani e decise di convocare il 1° maggio, un’Assemblea Nazionale Costituente su misura dell’esecutivo e senza previo referendum consultivo come previsto dalla stessa costituzione.

La società civile, i partiti, le ONG e infine, quasi tutti, sapevano che con la Costituente si sarebbe configurato uno stato d’incertezza al quale lo Stato di Diritto non sarebbe sopravvissuto. In risposta a questa misura liberticida, i partiti dell’opposizione congregati nella “Mesa de la Unidad Democratica” convocarono una “Consulta Popular” nella quale si cercò di contrastare la costituente e i suoi effetti. Dinanzi la proibizione del Consiglio Nazionale Elettorale si decise comunque di portare avanti un referendum autofinanziato da innumerevoli volontari, convocato per il 16 luglio con una partecipazione di 7.535.259 votanti dei quali il 98% votò contro la costituente e in favore del ripristino dello Stato di Diritto.

Verso la deriva totalitaria.

Protetto dalle mura di Miraflores[6] e con estrema leggerezza, Maduro decise di andare avanti con la costituente. I comizi sono stati realizzati il 30 luglio 2017 con una partecipazione molto bassa, nonostante le versioni ufficiali smentite da Smarmatic (impresa responsabile della programmazione elettronica dei comizi), secondo cui i risultati annunciati dal regime non corrispondono ai numeri reali[7]. Insediata il 4 agosto 2017 e considerata illegittima da almeno 40 paesi (compresi i membri dell’UE), la costituente segna uno spartiacque nella politica venezuelana. Essa si è sostituita al parlamento nelle sue funzioni, trasformandosi in una sorta di Parastato con l’intenzione prolungare all’infinito il dominio di Maduro e dei militari.

Oggi, mentre il Venezuela fa i primi passi verso la deriva totalitaria, l’Italia e la comunità internazionale che da un lato denunciano la violazione dei diritti umani, dall’altro mantengono vigenti gli scambi economici e commerciali… Ma è cosi che si tutelano le libertà fondamentali!?

[1] http://www.lastampa.it/2017/05/20/vaticaninsider/ita/nel-mondo/venezuela-crisi-umanitaria-mancano-cibo-e-medicinali-lYRO3avMpLwPWBUtxEhaBO/pagina.html

[2] https://informe21.com/politica/la-gestion-de-maduro-tiene-17-de-apoyo-popular-segun-la-encuestadora-datanalisis

[3] Ex-membri di governo, ex-militari e sostenitori di Chavez ma non di Maduro, tra i quali spunta l’ex-procuratrice Luisa Ortega Diaz.

[4] http://efectococuyo.com/principales/la-guerra-de-todo-el-pueblo-provea-explica-en-que-consiste-el-plan-zamora

[5] http://runrun.es/rr-es-plus/306415/infografia-y-mapa-muertos-en-protestas-en-venezuela.html

[6] Palazzo del Governo centrale con sede a Caracas.

[7] http://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-40804551