Il peggior natale della storia. Così l’hanno battezzato la maggioranza dei venezuelani che non sono riusciti a scappare, nemmeno per una notte, dalla grave crisi che travolge il paese. Per le famiglie è stato impossibile portare la cena a tavola oppure comprare qualche regalino per i propri cari.

La crisi economica era già in atto da alcuni anni. Inflazione e carestia di cibo, farmaci e ogni tipo di prodotto che vi possiate immaginare (dato che non c’è produzione di nulla) erano all’ordine del giorno. A questi fattori si aggiungevano la delinquenza, il vertiginoso aumento della povertà e una violenza endemica nelle strade del paese, ma nonostante tutto, i venezuelani ce l’avevano fatta a “tenere botta” e, almeno in un giorno, riuscivano a incontrarsi e abbracciarsi per lasciarsi alle spalle tutti i problemi.

Questa volta però non è andata uguale: la situazione è peggiorata, la crisi economica si è trasformata in una crisi umanitaria e quella speranza che manteneva le persone a testa alta sembra non esserci più. In particolare, la svolta dittatoriale del regime di Maduro e le promesse mancate di un’opposizione che non riesce ad organizzarsi in modo coerente hanno trascinato i venezuelani al disincanto e alla sottomissione. Non c’è stato natale in Venezuela e chissà quando tornerà.

Rompere Ogni Tradizione per Rimanere al Potere.

In Venezuela viene imposta una dittatura da manuale nella quale si applicano, quotidianamente, misure di controllo pertinenti al comunismo eppure al fascismo, per Maduro è indifferente. L’obiettivo, come quello di ogni regime autoritario è quello di rimanere al potere con qualunque mezzo. Dico questo senza uscire dal discorso, poiché una tradizione che suscita speranza, che richiama valori trascendenti e inoltre, unisce una società aldilà di regime politico, dev’essere eliminata.

Ogni riferimento culturale, religioso e/o sociale che costituisca una nozione per le persone, dando loro un senso di appartenenza e un’identità che vada oltre allo stereotipo voluto dal potere, diventa un nemico per il regime in questione. Infatti, per assicurare la propria permanenza al potere, il regime deve monopolizzare ogni riferimento culturale, religioso e/o sociale fino a trasformarsi nell’unica istituzione esistente e erigersi come giudice unico della vita della nazione.

Il Particolare Caso del Venezuela.

Nel caso venezuelano, l’eliminazione della tradizione, in particolare del natale, passa per distruggere il tessuto sociale: Le persone vanno sottoposte a una disperata competizione per ottenere, ad esempio, del cibo (se lo trova un’altro, io rimango senza). Questo è un processo che esaurisce le forze di una società che dovrà mantenersi impegnata per trovare tutto ciò che dava per scontato. In questo modo, il Regime crea uno stato di eccezione, fa saltare le regole e provoca il caos laddove prima si svolgeva una “normale” vita sociale.

Dopo poi, quando si cade nella violenza, nei saccheggi e nelle azioni prodotte dalla disperazione (com’è accaduto quest’anno) si rompe qualcosa che non torna più ad aggiustarsi: La fiducia, sia nelle istituzioni, sia nelle persone. Se tutti possono essere ladri, se tutti possono essere violenti, allora tutti ci demoralizziamo ed è qui quando il regime entra in gioco.

Alla violenza endemica e il senso di insicurezza prodotti dal caos messo in atto dal suo sperimento sociale, il regime risponde come portatore di un’ordine non più basato nelle vecchie regole già saltate, ma nella parola del capo quale fonte del diritto (nel nostro caso, abbiamo l’Assemblea Nazionale Costituente su misura di Maduro). In questo (dis)ordine di cose, il regime può distinguere tra “amici e nemici”, “fedeli o infedeli”, creando fratture irreparabili nella società venezuelana. Potrà essere odiato quanto i venezuelani lo vogliano, ma viene temuto e questo gli basta.

Per eliminare le tradizioni, la cultura e i riferimenti religiosi di una società, il primo passo è svuotarla dai suoi valori attraverso dure prove, fino alla resa. Persa la nozione dei valori, avrà alla sua disposizione milioni di individui spersonalizzati e da riprogrammare a piacimento.

Nel Venezuela è in corso una strategia mirata a distruggere una società attraverso l’indebolimento della sua identità. A questo punto, manca poco o nulla perché il regime si sostituisca alle istituzioni pre-esistenti e alle tradizioni.

E il natale, cosa c’entra?

Il natale – come ogni tradizione etico-religiosa – costituisce per loro una minaccia, non tanto per il suo significato storico-religioso, quanto per l’elemento di unità e coesione attraverso il quale una società rinnova e conferma i propri valori. Quei valori attraverso i quali le persone possono provare amore, speranza e tutte quelle emozioni che danno un senso alla loro vita.

Il regime venezuelano, basato nella paura e nell’intimidazione, è costretto a impedire la presenza “estranea” di tutti questi valori che rivalutano la vita delle persone. L’amore, la speranza e la fede sono da eliminare in un regime totalitario dato che se sopravvivono, le persone non obbediranno più il capo ma agiranno liberamente secondo i propri valori, uniti e senza paura!

CONDIVIDI
Articolo precedenteLo Spirito Santo ti coprirà con la Sua ombra
Prossimo articoloSoldati italiani in Niger
mm

Estefano Soler Tamburrini, nato il 25.08.92. Ex dirigente studentesco nel ‘Movimiento Estudiantil’, Venezuela.(2014-2015)
Studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali all’Università di Bologna (2016 – oggi)