La crisi umanitaria non è un incidente, l’emergenza che attraversa il Venezuela risulta uno strumento di dominio efficace per garantire la permanenza di Maduro al potere. L’abbiamo già detto prima, ma all’interno di questo sperimento sociale c’è un elemento preoccupante: il graduale isolamento del paese dallo scenario politico internazionale.

Quando parliamo di isolamento alcuni sono tentati di puntare il dito verso le sanzioni inflitte dalle Nazioni Unite e dall’UE verso i membri del governo implicati nella violazione dei Diritti Umani ai danni della popolazione venezuelana, ma in realtà le sanzioni non sono altro che la conseguenza di un atteggiamento intransigente da parte di un regime che fa uso di un discorso violento per distrarci dai problemi che non intende risolvere.

Ci hanno provato dalle Nazioni Unite al Vaticano, lunghe sedute di dialogo sono state mandate in frantumi da un regime che non manteneva i compromessi ma continuava a reprimere la propria dissidenza, distruggeva l’economia attraverso i suoi interventi e si dimostrava incapace di aprire un corridoio umanitario che contribuisse a soccorrere una popolazione ridotta allo stremo.

Nel frattempo, Maduro non affronta la crisi neanche attraverso i suoi comunicati, ma continua ad agire in parallelo al paese reale. Convoca le elezioni dopo aver dichiarato ‘fuori legge’ il simbolo della MUD (coalizione unica di partiti oppositori) e lancia una criptovaluta per riciclare i fondi provenienti dal narcotraffico mentre l’iperinflazione erode il potere d’acquisto dei venezuelani.

Il regime di Maduro, forte dal sostegno dei militari e da oscuri interessi multinazionali continua sulla propria strada, isolandosi sempre di più. Si interrompono i rapporti bilaterali con un paese e con l’altro, chiudono le ambasciate e i consolati da una parte e dall’altra, le compagnie aeree interrompono le proprie attività, viene rafforzata la presenza militare nelle frontiere e i venezuelani fanno sempre più fatica ad entrare e uscire dal proprio paese.

Dobbiamo dirlo, Maduro ha capito, insieme ad altri neodittatori, che per rimanere al potere basta ignorare una comunità internazionale piuttosto fragile, indecisa e carente di meccanismi per ripristinare la democrazia, i diritti e le libertà fondamentali.

Oggi, al centro del continente americano, proprio nel cuore dell’Occidente è calata una cortina di ferro che circonda le frontiere del Venezuela.

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Estefano Soler Tamburrini, nato il 25.08.92. Ex dirigente studentesco nel 'Movimiento Estudiantil', Venezuela.(2014-2015) Studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali all'Università di Bologna (2016 - oggi)