Questa volta Donald Trump ha superato ogni limite di decenza. No, non si tratta di politiche controcorrente campate in aria. Questa volta la politica non c’entra nulla. Si tratta semplicemente di condotta, dell’attitudine a rivestire un ruolo così importante e delicato come quello di presidente degli Stati Uniti. E Trump in quest’occasione più di ogni altra, ha ancora una volta dimostrato, ammesso che vi fosse ancora qualche dubbio, di non essere un soggetto assolutamente idoneo a ricoprire la carica di presidente della nazione più potente al mondo.

“Perché dobbiamo continuare a far venire qui tutta questa gente da quei paesi di m….” ? Questa è la frase che Trump avrebbe pronunciato durante un incontro nello studio ovale (l’ufficio del presidente, n.d.a.) con alcuni parlamentari democratici e repubblicani. La notizia è stata resa nota dal Washington Post, che cita una fonte anonima, probabilmente uno dei parlamentari presenti all’incontro. Il presidente ha tenuto un meeting con una delegazione di deputati e senatori per discutere il Daca (Deferred action for childhood arrivals), un programma voluto dal presidente Obama per tutelare i cosiddetti dreamers, ovvero i bambini arrivati in America illegalmente insieme ai genitori e i figli di immigrati clandestini, che Trump è intenzionato a cancellare. I bambini coinvolti in questo programma di tutela provengono principalmente dai paesi più poveri dell’America centrale, come Haiti ed El Salvador, e dall’Africa. Alcuni giornali ed agenzie di stampa hanno tradotto le parole di Trump con la definizione “cesso di paesi” o “paesi cesso” ma la definizione del presidente è molto più volgare e spregevole. “Shithole countries”, così il presidente ha bollato i paesi del centro America e dell’Africa intera. E pare che si sia espresso più volte con questi toni offensivi durante l’incontro, in compenso avrebbe detto: “perché non accogliamo più immigrati da paesi come la Norvegia?”.

Il commento di Trump ha scatenato indignazione in America e in mezzo mondo. Il senatore democratico Dick Durbin, che era tra i partecipanti dell’incontro, conferma la notizia diffusa dal quotidiano di Washington. “Nessun presidente era mai ricorso a certe espressioni. Ha usato parole di disprezzo, abiette e razziste. E le ha ripetute più volte” ha commentato il senatore, il quale ha aggiunto che “la smentita è falsa”. Trump infatti si è difeso dalle accuse con alcuni dei suoi amatissimi tweet. “Non ho mai usato parole di disprezzo nei confronti di Haiti, se non per dire che Haiti è, ovviamente, un paese molto povero e pieno di problemi. Non ho mai detto “buttateli fuori”. È tutta un’invenzione dei democratici. Ho una relazione splendida con gli haitiani. Probabilmente dovrei registrare i futuri incontri. Sfortunatamente non c’è fiducia”. In un altro tweet il presidente si difende dicendo che “il linguaggio che ho usato durante l’incontro sul Daca è stato duro, ma io non ho mai usato quelle parole”.

Nel frattempo è arrivata la reazione dei paesi insultati da Trump. L’Unione Africana ha dichiarato di essere “sinceramente allarmata, considerando la storia dei tanti schiavi arrivati negli Stati Uniti come schiavi”. Il governo del Botswana ha convocato l’ambasciatore americano per chiarimenti e ha definito i commenti di Trump “irresponsabili, riprovevoli e razzisti” mentre Macky Sally, presidente del Senegal, ha ammonito Trump dicendo che “l’Africa e la razza nera meritano il rispetto di tutti”. Il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha definito “razzisti” gli insulti pronunciati dal presidente, e sulla faccenda è intervenuta anche Hillary Clinton: “Trump è un ignorante e un razzista”. Come dargli torto. Intanto l’ambasciatore americano a Panama si è dimesso per l’imbarazzo.

Con quest’ultima figuraccia Trump ha definitivamente levato ogni dubbio. Egli ha confermato ancora un volta di essere una persona spregevole, volgare, razzista e irrispettosa, con un carattere e soprattutto un comportamento per nulla idonei a ricoprire l’incarico di presidente. E a prova di tutto ciò proprio pochi giorni fa il tycoon si era autodefinito “un genio”. Trump è un autentico pallone gonfiato, pieno di sé, orgoglioso, presuntuoso, accecato dalla superbia e che con fare da bullo offende gli altri credendosi migliore di tutti. La speranza è che, accecato com’è, vada a sbattere contro il punto di non ritorno decretando la sua condanna a morte politica che finalmente libererà l’America, e il mondo intero, da questa vergognosa presidenza.