Le informazioni d’intelligence che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha condiviso con i russi arrivavano da una fonte israeliana. A dirlo sono stati un ex e un funzionario degli Stati Uniti. Informazioni che erano classificate, cioè segrete. Dopo le smentite e le polemiche, il presidente Donald Trump in persona ha voluto condividere con la Russia, in un incontro programmato alla Casa Bianca, i fatti riguardanti il terrorismo e la sicurezza dei voli di linea. Motivi umanitari perchè voglio che la Russia intensifichi la sua lotta contro l’Isis e il terrorismo. A dar il via all’ennesimo scandalo presidenziale, Trump ha rivelato informazioni classificate al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e all’ambasciatore russo in America, nel corso del colloquio avuto la scorsa settimana alla Casa Bianca, sottolineando che le rivelazioni metterebbero a repentaglio una fonte di intelligence fondamentale per la lotta contro lo Stato islamico (Isis).

Inoltre le informazioni condivise con la Russia sarebbero ritenute talmente riservate che alcuni dettagli non sono stati resi noti neanche all’interno dell’amministrazione Trump. Si tratta di documenti condivisi da uno dei partner più stretti degli Stati Uniti, di cui non è stato riferito il nome, che non ne avrebbe autorizzato la diffusione. Tuttavia Trump non ha commesso alcun reato, visto che il presidente può decidere di classificare o declassificare a piacimento le informazioni. La scelta di Trump potrebbe però mettere a repentaglio il rapporto di alleanza all’interno della cerchia di Paesi che combattono l’Isis in Siria e in Iraq. Poco dopo l’incontro con Lavrov, a porte chiuse e senza la presenza della stampa americana, i funzionari della Casa Bianca hanno cercato di correre ai ripari facendo telefonate alla Cia e alla National Security Agency. Le informazioni fanno parte di quelle definite “code-word”, le più segrete secondo la terminologia usata dalle agenzie di intelligence. Trump pare che abbia rivelato più informazioni all’ambasciatore russo rispetto a quelle che ha dato agli alleati.

Le smentite si sono susseguite una dopo l’altra, ad iniziare dalla Casa Bianca che ha bollato come una notizia falsa. E’ quanto sostiene il generale H.R. McMaster, capo del Consiglio della Sicurezza Nazionale, affermando la sua presenza nella sala e di non aver sentito parlare di metodi o fonti di intelligence. Anche Mosca ha negato ed in modo colorito dichiarando che i giornali americani si possono usare in tanti modi, ma non per leggerli. Gli ha fatto eco il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che ha detto di non aver tempo di smentire o confermare le accuse di una presunta rivelazione di segreti di stato alla Russia da parte del presidente Usa Donald Trump, perchè la cosa non ha senso. Ribadendo che per loro non è un problema, non ha senso rispondere alle domande secondo cui Trump avrebbe condiviso informazioni top secret durante un incontro con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.