Incredibile ma vero. Dopo tanta attesa e un dietrofront dell’ultimo minuto, alla fine, fa strano già solo dirlo, il presidente americano Donald Trump e il dittatore nord-coreano Kim Jong-un si sono incontrati faccia a faccia a Singapore. È la prima volta nella storia che un presidente degli Stati Uniti e un leader della Corea del Nord si incontrano di persona. Ci sono voluti 70 lunghissimi anni perché ciò avvenisse. Il sanguinoso conflitto coreano del 1950-53 e poi la guerra fredda, motivi che hanno portato al sorgere dell’inimicizia tra Usa e Nord Corea, hanno impedito che i due capi di stato si incontrassero. Già Bill Clinton provò ad incontrare il padre di Kim ma il suo mandato terminò troppo presto.

Appena qualche mese fa era impensabile anche solo immaginarlo un incontro tra Trump e Kim Jong-un. La scorsa estate Pyongyang iniziò una campagna di test missilistici senza precedenti e minacciò di annientare Corea del Sud e Giappone oltre che la base militare americana di Guam, nel Pacifico. Seguì la risposta di Trump che minacciò di fare “fuoco e furia” della Corea del Nord riducendola a un cumulo di macerie fumanti. Una guerra verbale che si concluse, in modo umiliante e vergognoso, con la gara di insulti.

In pratica si è passati da un estremo all’altro. Da minacce, insulti e razzi come mai prima di allora a uno storico meeting senza precedenti. Il vertice si è tenuto al Capella Hotel di Singapore, blindatissimo per l’evento. Dopo la storica stretta di mano Trump e Kim, accompagnati solo dagli interpreti, hanno tenuto un colloquio di circa 40 minuti. In seguito i due leader hanno parlato brevemente con la stampa e poi hanno ripreso i lavori. Un meeting allargato a cui hanno partecipato anche i rispettivi consiglieri e infine pranzo di lavoro insieme. Al termine delle trattative Trump e Kim Jong-un hanno firmato una dichiarazione congiunta.

Al centro del vertice vi è stata ovviamente la “denuclearizzazione della penisola coreana”. Si è parlato “brevemente” anche di diritti umani mentre non è stato oggetto di trattative lo status dei 23 mila soldati americani schierati nella Corea del Sud. In compenso gli Stati Uniti sospenderanno le esercitazioni con il loro alleato asiatico perché sono “troppo costose” secondo quanto affermato dal presidente Trump. In realtà questa suona più come una concessione alla Corea del Nord in quanto Pyongyang considera da sempre le esercitazioni congiunte tra Washington e Seul come una minaccia alla propria sicurezza nazionale. I pilastri fondamentali del documento sono quattro. 1) “Stati Uniti e Nord Corea si impegnano a stabilire nuove relazioni in accordo col desiderio di pace e prosperità condiviso dai popoli dei due paesi”. 2) “Stati Uniti e Nord Corea uniranno i loro sforzi per creare una pace stabile e duratura nella penisola coreana”. 3) “Riaffermando la Dichiarazione di Panjumon del 27 aprile 2018, la Corea del Nord si impegna a lavorare per la completa denuclearizzazione della penisola coreana”. 4) “Stati Uniti e Nord Corea si impegnano a recuperare le spoglie dei rispettivi prigionieri di guerra/dispersi in azione, includendo l’immediato rimpatrio di quelli già identificati”. Le sanzioni economiche continueranno finché il processo di denuclearizzazione non verrà completato ma gli Stati Uniti garantiranno la sicurezza della Nord Corea durante il completamento del processo.

Il presidente Donald Trump è entusiasta per il risultato del vertice (“è andato meglio di quanto tutti si aspettassero”) ed è anche fiducioso che la Corea del Nord starà ai patti mentre definisce la dichiarazione congiunta “molto esauriente”. “Abbiamo avuto uno storico incontro, abbiamo deciso di lasciarci il passato alle spalle e stiamo per firmare uno storico documento” ha dichiarato il dittatore nord-coreano Kim Jong-un negli attimi precedenti la firma della dichiarazione. “Il mondo vedrà un importante cambiamento. Vorrei esprimere la mia gratitudine al presidente Trump per aver reso possibile questo meeting” ha aggiunto Kim. Al termine del vertice si respira un’aria carica di entusiasmo e speranza. Mai prima d’ora un presidente americano si era impegnato così a fondo per risolvere la crisi nord-coreana. Il vertice di Singapore non è però sufficiente a garantire la stabilità della pace nella regione. Ora è necessario lavorare sui dettagli e sopratutto mettere in pratica quanto affermato nel documento firmato dai due leader. Alcuni punti non sono stati specificati nell’accordo tra cui, per esempio, la scadenza temporale per completare la denuclearizzazione. Molto probabilmente altri incontri tra Trump e Kim si renderanno necessari per assicurare il corretto completamento del processo di denuclearizzazione. Il presidente americano ha già dichiarato la sua intenzione di invitare Kim alla Casa Bianca. Prossimo appuntamento a Washington?