Donald Trump continua la sua offensiva protezionistica. Dopo i super dazi sulle importazioni di elettrodomestici annunciati a fine gennaio, il presidente americano continua sulla stessa strada. Questa volta però l’introduzione di nuovi dazi da parte dell’amministrazione americana ha un significato diverso. Questa volta si tratta di una dichiarazione di guerra.

“Le guerre commerciali sono giuste” ha affermato il presidente in uno dei suoi amati tweet, specialmente quando gli Stati Uniti “perdono molti miliardi di dollari di commercio con virtualmente ogni paese con cui fanno affari”. The Donald ha anche la (solita) presunzione di dire che gli Usa “vinceranno alla grande” e facilmente. Ma che genio! Possibile che nessuno abbia mai notato le naturali competenze economiche di quest’uomo? A cosa servono gli economisti quando c’è Donald Trump? Keynes gli fa un baffo.

I dazi colpiranno le importazioni di acciaio e alluminio. Le tariffe sono rispettivamente 25 % e 10 %. I paesi colpiti dalle nuove misure sono numerosi, tra cui alcuni alleati, ma come sempre il bersaglio principale è la Cina che è tra i primi produttori mondiali sia d’acciaio che d’alluminio. Il tycoon d’altronde non ha mai nascosto la sua volontà di cambiare radicalmente la natura dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina, con l’obiettivo di renderli più “equi e giusti”. Il mantra “Make America great again” ripetuto quasi come una preghiera, esige necessariamente un bilanciamento degli scambi commerciali.

Il presidente ha diviso i paesi colpiti dalle nuove tariffe in modo molto semplice: ci sono i “buoni” e ci sono i “cattivi”. Nella prima categoria rientrano i paesi leali che trattano in modo equo gli Stati Uniti sia dal punto di vista commerciale che militare e che potranno beneficiare di esenzioni. Tra questi vi sono i vicini di casa (Canada e Messico) e l’Australia. Nella seconda categoria invece ci sono quelli che approfittano dell’alleanza militare con gli Stati Uniti e lucrano a loro svantaggio. Tra questi rientra la Germania. “Abbiamo amici e anche dei nemici che si approfittano enormemente di noi da anni su commercio e difesa. Se guardiamo la Nato, la Germania paga l’1% e noi paghiamo il 4,2% di un Pil molto più importante. Questo non è giusto” ha detto Trump visibilmente offeso e dispiaciuto che gli altri siano così sleali con lui…poverino.

Il coro d’indignazione verso i nuovi dazi è unanime. “Scegliere la guerra commerciale è una soluzione sbagliata. Alla fine si danneggiano gli altri e se stessi” ha commentato Wang Yi, ministro degli esteri cinese. La politica di Washington “è un protezionismo che offende i partner vicini come l’Ue e la Germania e che limita il libero scambio” ha commentato il ministro dell’economia tedesco, Brigitte Zypries. Dello stesso avviso anche i vertici delle istituzioni europee. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ha detto che “l’Ue e gli Usa sono alleati naturali, dovremmo lavorare insieme per contrastare pratiche commerciali sleali che distruggono i posti di lavoro, non combattere tra di noi”. Intanto la Commissione europea ha già preparato una lista di prodotti americani da colpire con i dazi: bourbon, burro d’arachidi, ma anche le moto Harley Davidson e i jeans Levi’s per cominciare.

Questa nuova offensiva protezionistica ha generato rumorosissime critiche anche negli Stati Uniti. Il segretario di stato Rex Tillerson e quello alla difesa Jim Mattis avevano avvertito alcuni funzionari dell’amministrazione che la nuova mossa di Trump potrebbe minacciare la sicurezza nazionale in quanto mette a rischio le relazioni con gli alleati, riporta The Washington Post. Successivamente 107 parlamentari repubblicani hanno inviato una lettera al presidente esternando le loro preoccupazioni e chiedendo di non attuare la nuova politica protezionistica, senza venire ascoltati, ovviamente.

Ma soprattutto la decisione di Trump ha provocato le dimissioni dell’ennesimo funzionario della Casa Bianca. Gary Cohn, il consigliere economico del presidente, ha lasciato l’incarico pochi giorni fa per via della suo totale disaccordo riguardo l’imposizione di nuove tariffe sulle importazioni. Ormai si è perso il conto del numero di addetti che hanno rassegnato le dimissioni durante questo primo anno di presidenza del tycoon.

Ma chi se n’è importa se gli altri se ne vanno, tanto io sono il più bravo di tutti e so già che questa guerra la vinciamo senza fatica. Chi se n’è importa se tutto il mondo mi da contro. Ciò che importa è solo una cosa. America First! America First sempre e comunque. Amen.