E’ ormai cosa nota che, ogni singolo affare si presenti nel nostro bel Paese, la criminalità organizzata partecipa attivamente. Negli ultimi anni, il business delle mafie si è allargato anche al traffico di migranti. Non solo all’effettivo trasporto dalla Libia sulle coste italiane, ma anche alla gestione dei centri di accoglienza. Secondo un calcolo effettuato dall’organizzazione mondiale dei migranti, il traffico dei clandestini sulle coste del Mediterraneo ha un valore stimato di circa 10 miliardi di euro. Il biglietto verso il viaggio della speranza varia dai 3 mila ai 4 mila euro.

Rappresenta, per le mafie, il secondo introito dopo quello del traffico dei stupefacenti. E’ facile comprendere chi siano gli attori protagonisti di questo business: da una parte l’Isis e la criminalità africana e dall’altra le mafie italiane. E’ facile far entrare, in mezzo a tanti disperati che giungono sulle coste italiane, terroristi pronti ad attuare i piani malefici dell’Isis. Infatti, tutti i terroristi che hanno compiuto gli attentati in questi ultimi anni, sono transitati dall’Italia.

Il ruolo di Cosa Nostra, in supporto agli scafisti, percepisce in cambio una percentuale. Spesso è la stessa organizzazione che procura gli scafisti, dediti anche al contrabbando tra le coste libiche e quelle siciliane. Già nel 2011 furono arrestati due pescatori affiliati al clan Brunetto, collegati alla famiglia Santapaola. Avrebbero scortato le imbarcazioni e dato supporto logistico a terra ai clandestini.

L’organizzazione dei viaggi della speranza non avviene in Libia ma in Sicilia. Esistono vere e proprie reti, non solo di Cosa Nostra, ma anche della criminalità africana che, da una itnercettazione della Dda siciliana, avrebbe guadagnato circa 1milione di dollari per la traversata di un barcone. Il business più produttivo e sicuro, è sicuramente quello dell’accoglienza e dell’assistenza ai migranti.

Mafia Capitale ha scoperchiato il vaso di Pandora. L’accoglienza era gestica da Cosa Nostra, neofascisti e coop rosse. In una intercettazione, Salvatore Buzzi, uno dei principali indagati, dice al telefono con un amico – “Tu hai idea di quanto guadagno c’è sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.

La gestione dei centri di accoglienza, per la quasi totalità, è in mano alle mafie.

Il Cara di Isola Capo Rizzuto, ad esempi, era gestito da ben dieci anni dal clan Arena. Il Ministero dell’Interno tra il 2015 e il 2016, per la gestione di questi centri, ha girato alla ‘ndrangheta circa 36 milioni di euro. Lo Stato quindi, involontariamente, ha finanziato l’onorata società in modo lecito. I milioni di euro che ruotano intorno all’accoglienza riguardano anche l’indotto: ristorazione, operatori, lavanderia, tutto in mano a società legate al clan Arena.

La cosca de Stefano-Tegano di Reggio Calabria, non è stata a guardare. Tramite la società F94 srl, è riuscita ad intascare sino a settembre, 14 mila euro al giorno, circa cinque milioni e cento mila euro l’anno per garantire, pasti, posti letto e lavanderia per oltre 700 migranti. Il motivo per il quale gli sbarchi non si fermano è proprio questo: tutti mangiano alla stessa tavola, mafie, coop e società nate ad hoc per cavalcare tutti insieme l’onda del business facile e garantito.