Uno dei film più tristi della storia del cinema. Magari certe pellicole andrebbero vietate addirittura ai minori. Non solo per scene di sesso e violenza ma anche per il potenziale senso di tristezza infinita e di angoscia esistenziale che possono infondere. E’ il caso di “Tenerezza” di Gianni Amelio storia di solitudine, incomunicabilità, follia, suicidio e omicidio di un’intera famiglia. Con Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno e Greta Scacchi e con la straordinaria interpretazione di Renato Carpentieri.

Viene immaginato a Napoli in un basso medio borghese, la casa di un avvocato così detto “parafangaro”, che vive da vedovo invisibile costretto a sopportare l’attenzione dei due figli che ogni tanto gli dedicano più per senso di colpa che per affetto. Visto che neanche si parlano. L’avvocato è rimasto vedovo perchè la moglie a suo tempo si ammalò e morì di cancro quando venne a sapere di una sua relazione con un’altra donna.

Il “parafangaro” è reduce da un infarto e quando torna a casa dopo avere rifiutato le attenzioni dei due figli (che in realtà sono degli esseri tristissimi a loro volta, lei, la Mezzogiorno, è un interprete di arabo in tribunale rimasta incinta dopo un’esperienza di studio in Egitto per imparare la lingua che le permette di fare il proprio lavoro, e lui fa il barman in un bar di movida) scopre che nell’appartamento accanto si è installata una coppia giovane con due figli trasferitasi a Napoli da poco. Perché lui, Elio Germano, lavora nei cantieri navali.

E lei, la Ramazzotti, è una ex ragazza sbandata e orfana. Nasce subito una simpatia fatta di reciproche solitudini e tanta tenerezza da parte del vecchio avvocato. Purtroppo nei film di Amelio, bellissimi e molto significativi, ma da vedere solo una volta per evitare il suicidio come effetto collaterale, il lieto fine non c’è: la favola della famigliola che faceva tanto compagnia, con lei orfana espansiva e lui figlio unico un po’ chiuso ai limiti dell’autismo, e con i figli creature meravigliose, si interrompe un brutto giorno di pioggia quando l’avvocato, che la mattina aveva aiutato il personaggio interpretato dalla Ramazzotti a fare il ragù, è impedito a rientrare nella propria abitazione da poliziotti, pompieri, scientifica e ogni “mal di Dio”, in queste situazioni.

Cosa era successo? Semplice, al personaggio interpretato da Germano era partita la brocca e aveva ammazzato se stesso e i figli mentre la bella Ramazzotti era rimasta in coma irreversibile. Inizia così una nuova fase dell’incomunicabilità umana di cui si sostanzia la pellicola: il vecchio “parafangaro” si fa passare da padre della orfana per vegliarla standole vicino. Ovviamente la giovane morirà lo stesso tra infermieri che le fanno foto di soppiatto per rivendersele ai giornali locali dato il grande clamore provocato dall’omicidio suicidio.

Il “parafangaro”, che non comunica con i due figli e che vive nel rimorso per la moglie ammalatasi e morta di cancro come conseguenza della sua relazione prima nascosta e poi inopinatamente rivelata da terzi, vive nelle vite degli altri, quasi degli sconosciuti, per trovare quella tenerezza che i rapporti familiari non prevedono. Constatando tristemente, sempre, che anche così non funziona… Come a dire: “e vissero, sempre e comunque, tutti tristi, infelici e scontenti”.