Siamo ormai abituati ai catastrofismi e alle palle di cristallo dei profeti cataclismatici. Si fa per dire. Chi ha un po’ di sale in zucca non si abitua per nulla agli urli talebanici di quei quattro caproni, forieri di morte che, quotidianamente, dato che non hanno nulla da fare, provano e riprovano a terrorizzare gli utenti tv, gli utenti dei social, gli utenti internet e chi più ne ha più ne metta, riguardo quel tema oggi tanto caro e tanto seguito qual è  la previsione meteo. Di terrorismo trattasi.

Pochi giorni fa si è scatenato un putiferio pseudoinfomativo quanto ridicolo sulle nevicate che hanno colpito l’Italia, dato che in Italia la neve non c’è mai stata. Si tratta in verità dei soliti caproni che si svegliano la mattina col pallino dei cambiamenti climatici, col complesso di un gennaio o di un febbraio niente affatto invernali, dato che nei loro sogni malati l’inverno è stato rimosso, malgrado il gelo e la neve e le piogge; dei soliti caproni che danno inizio alle loro vuote giornate con l’intento malato di condividere con le utenze, che fanno la fila come si fa agli sconti di stagione, il tarlo della siccità ricamata nei loro sogni e vieppiù le cretinate più elaborate. Ci provano gusto, questi cialtroni malati di tempo e con tanto tempo da perdere, ci provano davvero gusto a creare ad arte le meteocatastrofi laddove le meteocatastrofi sono presenti nelle loro conclamate compulsioni. E’ un genere, si diceva a Tv talk (rai3) qualche puntata fa, quello della meteorologia, un genere oggi alquanto seguito; noi aggiungiamo un genere fra i più cretini, per come è diventato, date le fandonie che quotidianamente vengono blaterate e pubblicate. Fandonie e pseudoemergenze a buon mercato. Che di mercato infatti si tratta, non d’altro. Quelle lavandaie dei meteorologi (perché gli esperti del tempo sono ormai delle lavandaie), vogliono gridare allerta a tutti i costi alla prima goccia di pioggia o ai fiocchi di neve della stagione invernale o al primo timido innalzamento delle temperature della stagione primaverile. E’ una questione di latitudini, quelle benedette latitudini che sfuggono ai quattro caproni forieri di morte.

I profeti delle sventure gridano in questi giorni marzolini “neve copiosa sulle Alpi”, il che è grave dato che le Alpi sono delle collinette rivierasche costellate di borghi. “C’è da dire tuttavia che il mese di marzo potrebbe proseguire con una certa dinamicità” come se non conoscevamo le pazzie del mese di marzo: “marzo pazzerello – un po’ il sole, un po’ l’ombrello” recitava un grazioso proverbio che non l’ha certo inventato mia nonna ma che a mia nonna bastava. Se si vanno a leggere i vari link meteo attivissimi su internet, i caproni ti fanno delle vere e proprie tesi di laurea circa le previsioni dei prossimi giorni, poiché la cialtroneria e l’imbecillità a tanto arriva.

Molta gente ama evidentemente questo “genere” modernissimo, ormai tanto diffuso, ama evidentemente essere terrorizzata. Se ci fosse un po’ di cervello in più, se ci fosse, diciamola tutta, maggior cultura, queste pagine e queste voci e queste idiozie propinate per il gusto dell’idiozia, cesserebbero a briciole come fa la neve quando siamo ad aprile, come fa il freddo durante il mese mariano, con buona pace dei quattro caproni/cialtroni che sarebbero costretti, salute permettendo, a cercarsi un altro lavoro, questa volta serio e produttivo.

Molta gente, dicevamo, ama essere spaventata, prova gusto nel vedere catastrofi e cataclismi ovunque. Se non ci sono tsunami e terremoti, c’è la neve o la pioggia che compensa le lacune. La stupidità ha i suoi effetti, le doglie e i suoi parti osceni. Molti amano leggere e sognare sulle righe di “nubifragi e fusione della neve”, “Rischio alluvionale” e “Nevicate copiose sulle Alpi, ma a quote medio-alte. Al Sud sarà quasi estate. Tendenza per marzo: raffica di perturbazioni”. Che dire? Prevediamo una Buona Pasqua col BurianBis oppure col primo bagno al mare. E se a Pasquetta non piove, prevediamo bel tempo. Auguri.