Basta un occhiata veloce ai programmi delle forze politiche che si contendono la responsabilità di governo del Paese per accorgersi come, accanto alle mirabolanti promesse di sgravi fiscali, sostegno ai meno abbienti ed investimenti produttivi, siano assenti le indicazioni sugli interventi finalizzati a ridurre la spesa corrente.

L’attenzione pressante che l’Europa ci riserva in occasione di ogni manovra economica sta a testimoniare quanto sia alto il livello di allarme sui conti italiani, in presenza della continua lievitazione di un debito pubblico che è tra i più elevati del mondo, proprio perché non è stato attaccato con provvedimenti adeguatamente incisivi.

Pensare di reperire le risorse necessarie a fronteggiare le mille esigenze del Paese facendo ulteriore ricorso all’indebitamento appare francamente demenziale, oltreché impraticabile in costanza dei vincoli europei, per cui la strada obbligata rimane quella di attaccare
decisamente la spesa pubblica improduttiva.

So bene che c’è una ragnatela di interessi pronti ad alzare barricate per difendere rendite di posizione e consolidati interessi di consorterie parassitarie, ma non esistono alternative ad un approccio serio ai nostri problemi ed i partiti sono chiamati ad una doverosa assunzione di responsabilità.
Ciò lascia impregiudicata la necessità di alleggerire la pressione fiscale, combattere disoccupazione giovanile, diseguaglianze e sacche di povertà, ma solo dopo aver reperito le risorse, senza mandare a picco la nostra convalescente economia.