“Dispiegare forze nei prossimi mesi in Niger” con queste parole il presidente del consiglio Paolo Gentiloni annuncia il rafforzamento dell’impegno italiano nella lotta al terrorismo. L’annuncio è stato fatto qualche giorno fa dal ponte della nave Etna, una delle imbarcazioni della Marina Militare impegnate nella missione europea Sophia. “La missione europea, diretta dall’ammiraglio italiano Enrico Credendino -riporta Ansa- ha portato quest’anno al fermo di 130 scafisti e alla distruzione di circa 600 barconi”. Gentiloni ha affermato che l’obiettivo dell’impegno italiano nella lotta al terrorismo è “difendere il nostro interesse nazionale, perché sappiamo tutti quanto la difesa dalla minaccia terroristica sia fondamentale per le nostre società”.

Il presidente del consiglio ha ricordato che il 2017 è stato l’anno della sconfitta militare di Daesh (acronimo arabo di Isis), lo Stato Islamico ha perso le sue capitali, Raqqa e Mosul, rispettivamente in Siria ed Iraq, come anche i suoi possedimenti territoriali. Ma la minaccia terroristica è ancora presente: sebbene l’Isis non esista più come stato, esso continua ad essere un’organizzazione terroristica capace di condurre ancora attentati. Per questo, dice Gentiloni, “dobbiamo continuare a lavorare concentrando le nostre attenzioni e le nostre energie in quel mix di minacce dal punto di vista del traffico di esseri umani e del terrorismo che è andato negli ultimi anni consolidandosi nel Sahel, in Africa”. Il Sahel è una regione situata a sud del deserto del Sahara, ed è tutto meno che stabile. Crisi economica, disordini politici, lotte tribali, questo ambiente fragile è l’habitat perfetto per l’infiltrazione di gruppi terroristici. Altre nazioni europee sono già intervenute nella regione. Nel Mali la Francia schiera alcune migliaia di soldati che hanno preso parte anche a scontri armati contro i miliziani integralisti che controllano il nord del paese. Il Niger, vicino orientale del Mali, non è in una situazione così critica, tuttavia non lo si può certo definire un paese stabile, cosa che purtroppo vale per molti paesi africani. “Una parte delle forze che abbiamo tenuto impegnate in Iraq verranno dispiegate nei prossimi mesi in Niger, di nuovo con una missione che ha l’intento di consolidare quel paese, di sconfiggere il traffico di esseri umani e di battere il terrorismo. Questo fanno i militari italiani nel mondo” così ha detto il presidente Gentiloni parlando dal ponte della nave Etna. Il governo presenterà la proposta d’intervento al Parlamento e solo se questo darà il via libera l’operazione potrà iniziare. Secondo Ansa la pianificazione del progetto sarebbe già “in una fase avanzata”. Il capo di stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha rivelato che una missione di ricognizione è già in corso a Niamey, la capitale del Niger, per studiare i dettagli dell’operazione. L’agenzia riferisce le parole del generale, secondo cui saranno mandate in Niger “alcune centinaia di uomini”, non appena ci sarà il voto in Parlamento. “Non sarà una missione “combat” -afferma Graziano- il nostro contingente avrà il compito di addestrare le forze nigerine e renderle in grado di contrastare efficacemente il traffico di migranti ed il terrorismo”.

La sconfitta dell’Isis ha “raffreddato” (si fa per dire) la situazione interna all’Iraq e ciò permetterà il trasferimento di alcune centinaia dei nostri soldati dal Medio Oriente al Niger. Gentiloni ha ricordato che l’Italia è il secondo paese che schiera più militari in Iraq, ben 1 400. “Ora che Mosul è stata liberata, ci sono le condizioni perché il nostro contributo in Iraq diventi un contributo al consolidamento di quel paese (il Niger, n.d.a.)”. Appena qualche settimana fa il primo ministro iracheno annunciò la vittoria sull’Isis. I miliziani dello Stato Islamico sono stati finalmente cacciati dall’Iraq e anche nelle Filippine un gruppo estremista islamico affiliato con l’Isis è stato sconfitto lo scorso ottobre dall’esercito filippino. I terroristi subiscono dure sconfitte in tutto il mondo ma, a parte il fatto che le loro cellule continuano ad essere operative, l’Africa rimane un fronte aperto. Qui il gruppo Boko Haram è molto attivo,  specialmente in Nigeria dove è diventato tristemente noto per aver rapito un centinaio di studentesse. Ma il gruppo si sta espandendo anche in altri paesi della regione, tra cui il Niger. Tuttavia, probabilmente, l’obiettivo primario della nostra missione in Niger sarà quello di contrastare la tratta di esseri umani. Il paese sub-sahariano infatti confina a nord con la Libia e tale confine viene attraversato dai migranti che vogliono raggiungere le coste libiche per poi partire per l’Europa. Se i migranti non arrivano in Libia si risparmierà loro la terribile traversata del deserto e la detenzione nei centri di accoglienza libici, che spesso avviene in condizioni disumane. Per non parlare del fatto che si eviteranno ulteriori tragedie in mare. Il Niger quindi è una tappa fondamentale del viaggio dei migranti verso le coste libiche. La chiave del successo è il controllo del limes, il confine tra Niger e Libia. Gli obiettivi della missione sono ambiziosi, speriamo che anche i risultati siano soddisfacenti e che si riescano a risparmiare numerose vite umane.