La nuova frontiera del giustizialismo, sequestrare tutti i beni agli indiziati di corruzione, aleggia sinistra su questo fine legislatura. E fa presagire le alleanze para forcaiole per le prossime elezioni politiche: anticipate o posticipate che siano. Come tutte le strade dell’inferno la proposta parte da una buona intenzione: reprimere e forse prevenire uno dei cancri italiani, sebbene molto sopravvalutato dai media. La corruzione. Potrebbe però portare a effetti collaterali assai indesiderati e indesiderabili come la confisca di beni per imprenditori e amministratori della cosa pubblica ancorchè la loro colpevolezza non sia stata conclamata da una sentenza passata in giudicata.

Come è capitato con la legge La Torre, può portare il paradosso di gente assolta dopo anni mentre il processo amministrativo di confisca in parallelo diventava definitivo in tempo assai più breve. Per non parlare di chi poi dovrebbe amministrare questi soldi e con quali modalità: i casi dei beni confiscati alle mafie e la loro gestione in mezza Italia, cominciando da Palermo e Caltanissetta, stanno lì a dimostrare che le ipotesi di abusi e di altre corruzioni indotte dalla tentazione di tutti quei denari non appartengono di certo a quelle del quarto tipo. Ossia dell’irrealtà. Fa anche discutere non tanto il tentativo dell’ex pm del processo trattativa Antonio Ingroia di avere presentato questa legge chiamata La Torre bis con l’intento quasi esplicito di fare la sponda al giustizialismo un tanto al chilo dei Cinque stelle quanto piuttosto la presenza di un altro pm di quello stesso processo tuttora in attività, Nino Di Matteo, alla conferenza stampa.

Alla faccia di chi insorge quando si dice che alcuni magistrati non solo fanno politica ma cercano di condizionarla. Se a questo si aggiunge l’inevitabile applicazione all’italiana della futura legge, che intanto il Parlamento medita di calendarizzare al più presto nel goffo tentativo di mettersi in gara con i grillini sulle questioni di populismo allo stato puro, non è da profeti prevedere che l’Italia, con il sistema giustizia che si ritrova, diventerà ancora di più una fabbrica a cielo aperto di errori giudiziari. Con future condanne Cedu a raffica. Forse a qualcuno, all’interno della politica ma anche all’interno della magistratura, va bene così. Nel caos chi urla più forte finisce per prevalere.