I Paesi arabi e a maggioranza musulmana devono confrontarsi in modo onesto con la crisi che l’estremismo islamico e i gruppi terroristici islamici provoca. E’ quanto ha sostiene Donald Trump nel discorso pronunciato al summit arabo islamico americano in corso a Riad, come già anticipato dalla Casa Bianca. Il confronto, per Trump, significa ergersi insieme contro l’assassinio di musulmani innocenti, l’oppressione delle donne, la persecuzione degli ebrei ed il massacro dei cristiani.

L’appello di Trump che ha rivolto ai leader arabi e dei paesi islamici presenti è quello di cacciare dai luoghi di preghiera, dalle comunità, dai Paesi, dalla Terra Santa. Che ogni Paese deve impegnarsi affinché i terroristi non trovino più rifugio nel loro territorio, ha aggiunto ricordando che se il terrorismo è una piaga che colpisce tutto il mondo, citando i principali attacchi negli Usa a cominciare dall’11 settembre e “l’indicibile orrore” degli attacchi recenti in Europa, ma ricordando che il 95% delle vittime del terrorismo sono nei Paesi musulmani.

Il terrorismo si è diffuso in tutto il mondo, ma la via della pace inizia proprio qui in questa terra antica, in questa terra santa, ha detto ancora Trump, che ha sottolineato di aver voluto iniziare il suo primo viaggio in Arabia Saudita per portare un messaggio di pace, di amicizia, di amore. Un viaggio, ha ricordato ancora, che lo porterà poi a Gerusalemme ed a Roma, le altre due capitali delle maggiori fedi monoteiste: se queste fedi potranno cooperare insieme, la pace sarà possibile, anche la pace tra israeliani e palestinesi.

La guerra all’estremismo non è una battaglia tra fedi diverse, tra diverse sette o diverse civiltà, ma è una battaglia tra il bene il male, ha poi detto Trump come anticipato, sottolineando che la lotta al terrorismo è una battaglia tra criminali barbari che vogliono cancellare la vita umana e persone decenti di tutte le religioni che vogliono proteggerla.

Come specificato ieri dal consigliere per la Sicurezza nazionale, il general H.R. McMaster, Trump non ha usato la formula “terrorismo radicale islamico” che il presidente ha da tempo adottato in opposizione alle formule usate dall’amministrazione Obama. In effetti, il presidente Usa utilizza l’aggettivo ‘islamist’ e non ‘islamic’, cioè islamista e non islamico, per indicare l’estremismo da contrastare, come stanno facendo notare i commentatori americani sottolineando che il primo termine è più politico ed ha meno connotazione religiosa.

“Non siamo qui – ha continuato il presidente Usa – per farvi una lezione, per dire agli altri popoli come vivere, quello che devono fare, essere o come devono pregare. Ma siamo qui per offrirvi un’alleanza, basata su valori ed interessi comuni per ottenere un futuro migliore per tutti noi”. Parlando dell’alleanza offerta ai Paesi arabi, Trump, sottolinea come questa sia ispirata ad un realismo guidato da principi, e fondata su valori comuni ed interessi condivisi.

“I nostri amici non dubiteranno mai del nostro sostegno ed i nostri nemici della nostra determinazione, la nostra alleanza rafforzerà la sicurezza attraverso la stabilità – continua – noi prederemo le decisioni sulla base dei risultati del mondo reale, non un’ideologia inflessibile. E saremo guidati dalle lezioni dell’esperienza, e non dai limiti di un pensiero rigido. E dove sarà possibile noi cercheremo riforme graduali e non interventi improvvisi”.

Parole che, ad una prima lettura, suonano insieme una critica sia all’esportazione della democrazia di George Bush che al sostegno dato da Barack Obama alle primavere arabe. L’America è pronta a stare al vostro fianco – assicura Trump -, ma le nazioni del Medio Oriente non possono aspettare la forza americana per schiacciare questo loro nemico. Le nazioni del Medio Oriente devono decidere quale tipo di futuro vogliono per loro, per i loro Paesi, per i loro figli, afferma nel discorso incentrato sul lancio di una nuova alleanza nella lotta al terrorismo.

“Un nuovo spirito di ottimismo sta attraversando l’America”, ha poi detto detto Donald Trump ai leader dei paesi arabi e musulmani, parlando dei primi mesi della sua presidenza che avrebbero permesso la creazione di “un milione di posti di lavoro” e centinaia di miliardi di dollari per la ripresa degli investimenti soprattutto nel settore della Difesa. A questo proposito, Trump è tornato a sottolineare l’importanza dell’accordo con l’Arabia Saudita per vendita di equipaggiamento militare per 110 miliardi di dollari: “Aiuteremo i nostri amici sauditi a fare buoni affari con nostre industrie militari che sono le migliori del mondo”.