All’interno di Cosa Nostra, dopo la morte di Riina, c’è maretta come era prevedibile per la successione al comando della cupola, ma dalla relazione della DIA emerge anche un cambiamento nella struttura e nella gerarchia mafiosa. Tutto avviene nel silenzio più assoluto, proseguendo quella strategia della sommersione voluta da Bernardo Provenzano.  Le trattative all’interno dell’organizzazione criminale per gestire la transitoria e la successione della leadership dopo la morte del capo dei capi, proseguono e pare che esista una sorta di “cabina di regia” dei capi mafia più influenti, con un ritorno ai vertici dei “palermitani”.

La commissione Regionale non si è più riunita dal 1992, i mandamenti come molte famiglie non avevano più un capo ma un reggente, visti i numerosi arresti. È giunta l’ora di compiere scelte importanti in Cosa Nostra dopo anni di standby dovuti al fatto che, seppur in carcere, Riina era sempre il capo indiscusso.

Secondo la relazione DIA, le famiglie palermitane cercano di conservare una struttura unitaria al fine di incrementare gli affari e sfruttare il più possibile i profitti che derivano dagli investimenti. Proprio la mafia palermitana fa parte di quel sistema criminale, insieme alla ‘ndrangheta e alla camorra,  che trova nel traffico di stupefacenti l’epicentro degli affari più lucrosi. Le famiglie però, sono in difficoltà di liquidità che non permettono loro di ottemperare all’obbligo, secondo le regole di Cosa Nostra, di provvedere sia alla gestione dei latitanti che al mantenimento delle famiglie dei picciotti rinchiusi in carcere. Per cercare di ovviare alla crisi economica che attanaglia anche la mafia, le famiglie sono diventate più autonome sul territorio svincolatosi dai rigidi doveri gerarchici.

La capacità di Cosa Nostra di infiltrarsi nelle istituzioni al fine di pilotare appalti e stilare accordi affaristici, è un mezzo necessario per il riciclaggio come per ottenere guadagni facili.  Il settore più a rischio sono i trasporti marittimi destinatari di grossi finanziamenti pubblici ed europei. Come già detto, le famiglie palermitane stanno guidando la ricostituzione e la rinascita di Cosa Nostra e il ruolo di Matteo Messina Denaro diventa marginale.

Due fatti avvallano questa tesi: l’incapacità del boss di Castelvetrano di entrare in Palermo. I suoi tentacoli arrivano sino alla periferia palermitana, ciò vuol dire che le famiglie di Palermo non lo vogliono né in città né come capo. E le parole di Maria Concetta Riina che lo indicano come il depositario del tesoro del padre. Aver comunicato pubblicamente equivale a dire: “Lui ha i nostri soldi e non li restituisce”. Fatto grave in Cosa Nostra impossessarsi dei beni di altri uomini d’onore. Potrebbe essere (posato), quindi estromesso da Cosa Nostra e di conseguenza sarebbe fuori dalla corsa alla successione. Infatti, rappresentava un “pericolo” essendo uomo d’onore (per eredità) avendo avuto il padre, Francesco, ai vertici mafiosi per oltre 20 anni. Complicato emarginarlo, l’unico metodo è (posarlo).

La famiglia Riina ha ancora molto peso all’interno di Cosa Nostra e potrebbe rappresentare una perfetta regia, alla successione e a capo della Cupola. In queste condizioni Matteo Messina Denaro è più debole e non avrebbe molte alternative anche in virtù del fatto che, alcuni dei referenti politici siciliani che lo coprivano, non hanno più peso istituzionale. A questo punto gli converrebbe porre fine alla sua latitanza e farsi catturare, paradossalmente sarebbe meglio una cella che il fiato sul collo dei palermitani consigliati dai Riina…