Facciamo un esempio. Un soccorritore in mare (operatore umanitario) gode del contratto subordinato a tempo determinato o di collaborazione coordinata continuativa per la durata della missione a 1.700 €, come livello base, che sono nette perchè la diaria giornaliera in moneta locale è in più a copertura dei bisogni di base (cibo e prodotti d’igiene personale) e le spese di alloggio e relative spese sono a carico dell’armatore.

In più si aggiungono i rimborsi delle spese di trasferta dalla residenza all’imbarco in entrata ed in uscita, a parte le solite assicurazioni e contribuzioni.Lo stipendio raddoppia in caso di maggiori competenze o se si è iscritti ad un albo professionale, con il contratto parasubordinato per la durata della missione. Gli impiegati pubblici dal 2014 possono andare in aspettativa con lo stipendio pagato dall’armatore cui si aggiungeranno i benefit in caso di cooperazione allo sviluppo; i medici del SSN dal 2010 godono dell’aspettativa per motivi umanitari nel CCNL medico-veterinario dell’area della dirigenza.

Come si vede, la retribuzione ordinaria cresce: a parte il solito o superiore stipendio, i viaggi pagati e le diarie lo raddoppiano. D’altronde non è un’attività leggera. Non mancano le richieste d’assunzione, le figure richieste sono Field Communications Manager, Mediatore Interculturale, Medici, Altre professionalità sanitarie, Psicologi e health promoter, Tecnici logisti, Risorse umane e finanza, Coordinatori di progetto.

Le navi in mare sono condotte da nove organizzazioni straniere: Medici Senza Frontiere (MSF) ha una nave, Vos Prudence che batte bandiera italiana. Msf gestisce gli equipaggi anche per la Vos Hestia che batte bandiera italiana di Save the Children; e per la nave Acquarius di Sos Mediterranée. Si conoscono flotte e armatori. C’è la nave maltese Phoenix di Migrant Offshore Aid Station (MOAS) con equipaggio proprio che non va nei porti maltesi. Le navi Golfo Azzurro e Open Arms della spagnola Proactiva Open Arms sempre con equipaggio proprio, che non vanno mai in Spagna. Le quattro navi tedesche Iuventa (della  Iugen Rettet),  Minden (della Life Boat) e le due (della Sea Watch ) sempre con equipaggio proprio.

Assai difficile reperire il numero dei soccoritori che hanno un alto indice di volatilità per la brevità di molte esperienze singole. Ogni giorno tra organizzazioni e mercantili ci sono 30 imbarcazioni con equipaggi di 30-50 persone, quindi l’occupazione teorica potrebbe essere di 1200 persone, con un costo mensile di 2,6 milioni ed a fronte di una media di 15 viaggi mensili entrate per 3,6 milioni.

E’ un settore economicamente florido che deve pur creare un profitto a chi vi impiega risorse, navi, mezzi e dipendenti. Infatti ogni vita salvata di immigrato viene rimborsata da fondi europei per 600 euro. Un carico di 300 persone vale 180.000, per un lavoro ordinario di tre giorni di navigazione in mare.

Non è certo un settore che abbisogna dell’applicazione di armonizzatori sociali.

A questo punto è necessario affidare il soccorso a capitanerie di porto e marina militare con ripartizioni calmierate numeriche con gli altri paesi e così conseguentemente chiudere l’intervento privato che onestamente non è lavoro e non è missione.

Per questo obiettivo è sufficiente chiudere il rubinetto pubblico interrompendo il relativo percorso finanziario burocratico. Non è una novità che lo Stato non paghi in tanti settori. Se il vocational aid provasse la stessa moneta probabilmente perderebbe l’entusiasmo finora dimostrato …

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Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli '80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell'Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore Agenda news UilCom Capitale. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016. E' in corso di uscita Renzaurazione.