Forse non tutti sanno che presso l’aula bunker di Palermo si sta svolgendo il processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia. I media nazionali, di conseguenza, hanno pensato bene di non pubblicare questa notizia. In quattro anni ed otto mesi di dibattimento e 210 udienze, il processo è giunto alle sue fasi finali. Davanti alla Corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto, i pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, hanno impiegato otto udienze  per esporre la requisitoria: “Sono colpevoli e vanno condannati” ha detto il PM Teresi.

Il processo riguarda la presunta trattativa intercorsa tra lo Stato e la Mafia, nella quale uomini di cosa nostra ed elementi dello Stato hanno dialogato. I PM hanno chiesto 15 anni di reclusione per il generale Mario Mori, 12 anni per il generale Antonio Subranni, per il Colonnello Giuseppe De Donno, Marcello Dell’Utri e Antonino Cina’, invece 16 anni per Leoluca Bagarella. Per l’ex Ministro Nicola Mancino sono stati chiesti 6 anni di reclusione per falsa testimonianza, 5 anni per Massimo Ciancimino per calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro ex Capo della Polizia.

Mafiosi e uomini delle istituzioni accusati di minaccia e violenza ad un corpo politico dello Stato. Secondo i PM la trattativa sarebbe partita subito dopo l’uccisione dell’Eurodeputato Salvo Lima e della strage di Capaci. Elementi dello Stato che conferivano con il tramite di cosa nostra, l’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino. La seconda fase della presunta trattativa, sempre secondo i PM, avvenne dopo l’arresto di Riina nel 1993 e le bombe di Milano, Firenze e Roma. Dove Riina sarebbe stato “venduto” da Provenzano.

In questa fase entra in scena Marcello Dell’Utri che, secondo la Procura di Palermo, faceva da tramite tra cosa nostra e Berlusconi. Per la prima volta il termine trattativa viene scritto nero su bianco su una nota dello SCO e della DIA nell’agosto 1993. La sentenza è prevista per aprile, dopo gli interventi delle parti civili e degli avvocati della difesa.

C’è chi ha definito questo processo una farsa, una comica, la fantomatica trattativa, il processo più folle mai celebrato in Italia; strano però che dopo le stragi, l’allora ministro Conso aveva stilato una lista di 400 mafiosi ai quali non venne prorogato il 41 bis, strano che Mancino, a causa dei vuoti di memoria, non ricordi l’incontro con Borsellino avvenuto ai primi di luglio del 1992 durante la pausa di un interrogatorio. Strano anche che Borsellino non fosse stato informato direttamente da Roma di un pericolo imminente nei suoi confronti. Resta ancora il mistero di chi abbia coperto la latitanza di Provenzano permettendogli anche di recarsi in Francia per sottoporsi ad un intervento alla prostata…

La trattativa ha causato, probabilmente, un’altra vittima, quella di Attilio Manca, giovane urologo trovato cadavere a Viterbo il 12 febbraio 2004. Una morte catalogata come una sorta di suicidio. Sembra che Attilio Manca fosse il medico che avrebbe operato, in Francia Bernardo Provenzano.

Se la trattativa fosse accertata significherebbe che, mentre Borsellino e la sua scorta saltavano in aria, altri uomini dello Stato trattavano con uomini di cosa nostra, gli stessi sui quali Borsellino stava indagando. La morte del giudice Borsellino può essere dovuta al fatto che ha tentato di contrastare un sospetto molto incisivo, per impedire la trattativa, quindi eliminato perché rappresentava un ostacolo considerato che mai avrebbe avallato un patto tra Stato e cosa nostra. Solo supposizioni???