Un animale vorace, che proverbialmente divora il cibo a dismisura, senza masticare, e poi ha qualche problema a digerirlo, è la calzante metafora per la schiera di analisti e commentatori che si stanno stracciando le vesti per la probabile ingovernabilità verso la quale ci stiamo avviando.
Sono gli stessi personaggi che un anno fa hanno brindato con champagne pregiato per l’esito del referendum e la bocciatura dell’Italicum da parte della Corte Costituzionale.

Il combinato disposto delle due abortite riforme avrebbe portato ad una sostanziale fine del bicameralismo e consentito di conoscere il nome del vincitore il giorno stesso delle elezioni, ma, contro tale prospettiva, i “difensori della democrazia” hanno alzato le barricate ed urlato a squarciagola che incombeva il pericolo di un nuovo fascismo, dell’uomo solo al comando, perversamente deciso a spegnere la fiammella della nostra libertà.

Nulla di più pretestuoso: una democrazia funzionante e decidente è lo scudo migliore contro ogni avventura totalitaria, mentre l’incertezza ed il malessere che derivano dallo stallo dell’ingovernabilità possono suggerire scelte improvvide ed avventate.
Se le elezioni non sono in grado di darci un vincitore e neppure l’agibilità di una maggioranza frutto di un accordo tra diversi, recarsi alle urne diventa un esercizio inutile, un perverso gioco a rimpiattino sulla pelle di un Paese che ha un disperato bisogno di certezze.
E le lacrime di coccodrillo sono veleno per la nostra coscienza di uomini liberi.